Roma – Il consiglio dei ministri ha approvato il Def.
Il Consiglio dei ministri ha approvato, dopo circa tre ore di riunione, il Documento di economia e finanza.
C’è l’ok anche per la relazione che chiede al parlamento l’autorizzazione a uno scostamento di bilancio pari a 55 miliardi di euro, con lo sforamento del deficit al 10,4% del Pil, in vista del decreto di aprile legato all’emergenza coronavirus.
Nella bozza del documento, secondo quanto riporta l’Ansa, si parla della pandemia come di “un cigno nero”.
“Se non si fosse materializzato il cigno nero della crisi epidemica – si legge nella bozza del Def -, l’economia italiana avrebbe potuto registrare un ritmo di crescita in graduale miglioramento nell’anno in corso. Tale ripresa avrebbe condotto ad una modesta espansione nel primo trimestre dell’anno, rendendo raggiungibile la previsione di crescita annua dello 0,6 per cento formulata nella Nadef di settembre 2019″.
Si parla anche del nuovo decreto in arrivo con un pacchetto di misure per una “drastica semplificazione” in settori “cruciali per il rilancio degli investimenti che interesserà appalti, edilizia, commercio e controlli”.
Si legge inoltre che l’emergenza Covid-19 “impone di accelerare il processo di digitalizzazione e, in alcuni casi, di adottare misure di deroga, eccezionali o comunque temporanee, nel rispetto dei principi generali”.
Relativamente al processo di privatizzazione per contenere il debito pubblico, il governo indica nella bozza del documento un target di oltre tre miliardi l’anno sia per il 2020 sia per il 2021 (lo 0,2% del Pil) da “privatizzazioni e altri proventi finanziari”.
Nel testo anche alcune previsioni sull’impatto della crisi sanitaria su consumi e investimenti. I consumi, quest’anno, dovrebbero registrare un calo del 7,2%, mentre gli investimenti fissi lordi si ridurranno del 12,3%. Le esportazioni sono previste contrarsi del 14,4% e le importazioni del 13,5%.
Nel 2020 i redditi dei lavoratori dipendenti in Italia diminuiranno del 5,7%, anche per il ricorso massiccio alla cassa integrazione. La riduzione sarà comunque più contenuta di quella della spesa delle famiglie, la cui propensione al risparmio aumenterà superando il 13% su base annua. I redditi dovrebbero tornare a crescere nel 2021, con un aumento del 4,6%.
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