Viterbo -“Care Fipe e Confesercenti, il tempo è finito”. Paolo Bianchini, imprenditore della ristorazione e politico viterbese, dichiara guerra alle associazioni che rappresentano la sua categoria. O che dovrebbero, o forse che rappresentavano. Perché il messaggio lanciato è forte: “Non ci rappresentate più, fatevi da parte”.
Un video che prende le mosse dalla manifestazione del 28 aprile, Risorgi Italia, quando le saracinesche delle attività si alzeranno per protestare contro il governo, per non avere messo in campo provvedimenti adeguati nella delicata fase del Coronavirus.
Sulla pagina si moltiplicano le adesioni da tutta Italia per l’iniziativa che parte da Viterbo.
“Negli ultimi sessanta giorni di inutili trattative – incalza Bianchini – ci avete fatto consumare tutti i conti correnti, fatto prosciugare i fidi e i nostri dipendenti ancora non hanno ottenuto la cassa integrazione.
Il tempo delle trattative è finito. In audizione in commissione, a camera e senato, andate a rappresentare un mondo che non vuole essere rappresentato da voi”.
Un attacco frontale per risultati che per Bianchini non sono stati ottenuti o sono insufficienti, come la possibilità dell’asporto: “È un piccolo ingranaggio in una catena più grande, non è l’obiettivo da raggiungere”.
Ed essendo scaduto il tempo: “Da oggi, in nome dei movimenti al mio fianco in questa battaglia, vi chiedo di farvi da parte. Non ci rappresentate più. Il mondo delle nostre imprese è stufo di essere rappresentato da chi non ha forza o idee. Rappresentate la vita surreale, noi quella reale.
Siamo tantissimi per la manifestazione del 28. Risorgi Italia ha avuto un’eco nazionale, gli interlocutori col governo Conte saremo noi”.
Nelle intenzioni di Bianchini, c’è un movimento che raccolga imprenditori di ristorazione e accoglienza da tutta Italia.Promette di lanciare presto un manifesto programmatico : “Un cartello da cui partire per la trattativa del governo. A breve lo presenteremo”.
E se ci fossero stati dubbi, una diretta video sulla pagina Facebook il giorno dopo, toglie ogni residuo dubbio sulle intenzioni. “Vi stiamo sul collo, in questi 60 giorni dove eravate?
Non andrà tutto bene, metà delle nostre aziende fallirà, con un costo sociale insostenibile, perché c’è anche l’indotto: grafici, tipografie, lavanderie, aziende agricole”.
E poi un invito ai colleghi: “Non abboccate al tranello della riapertura per incassare due spicci. La gente non verrà, non si sente sicura. I costi sono enormi per la riapertura a una potenzialità del 30%”. Riferimento alle norme di sicurezza, prima fra tutti la distanza tra i tavoli per la ristorazione. “Non aprire è la scelta più saggia”.
Giuseppe Ferlicca
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