Viterbo – (g.f.) – 25 aprile, deserto in città.
Una giornata di festa dall’atmosfera surreale a Viterbo, una giornata come se ne vedono tante da quando il Coronavirus ha costretto tutti a casa.
Celebrazioni per la Liberazione in forma ridotta. Solo autorità a piazza dei Caduti, niente pubblico.
In centro girano in pochi e sono tutti (quasi tutti) accompagnati dal cane. Una delle ragioni per cui è consentito avventurarsi oltre il proprio portone.
C’è chi gira da solo. Rari incontri lungo strade altrimenti vuote.
Piazza del Comune così è desolatamente bella. Senza auto in sosta (vietata), c’è solo una pattuglia della polizia. Niente auto e zero persone, con l’ingresso al giardino comunale sbarrato.
Quei pochi che s’incrociano hanno tutti la mascherina e viaggiano a debita distanza.
Un paio di donne si riposano sedute al sole al Sacrario. Arrivano i vigili urbani per far notare loro che il tempo della tintarella ancora non è arrivato. Se ne vanno controvoglia.
Saracinesche abbassate, oggi anche i supermercati sono chiusi. Un ragazzo ferma un passante per chiedere dove sia il più vicino, possibilmente aperto. La sua ricerca sarà vana.
Niente cibo oggi, ma quotidiani e riviste sì. Edicole aperte.
E per un caffè, coi bar chiusi al massimo i distributori automatici. Meglio tornare a casa.
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