Montalto di Castro – (sil.co.) – “Non ci risultano braccianti agricoli sfruttati nei campi”, il gip revoca le misure.
Si sono difesi durante l’interrogatorio di garanzia i due imprenditori ai domiciliari dal 25 aprile, quando sono stati arrestati dai carabinieri tra Montalto di Castro e Cellere, dove rispettivamente si trovano le aziende del 37enne romeno e del 40enne italiano accusati a vario titolo di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Trenta lavoratori, secondo l’accusa, sarebbero stati costretti a lavorare nei campi sotto il sole cocente della scorsa estate per pochi spicci anche dodici ore al giorno e minacciati se provavano ad alzare la voce reclamando i propri diritti. Presunte vittime 26 braccianti d’origine romena, 16 dei quali impiegati al nero, e 4 nordafricani, di nazionalità marocchina, questi ultimi irregolari sul territorio italiano.
Sia il romeno che l’italiano arrestati all’alba di sabato hanno risposto, ieri, alle domande del gip del tribunale di Civitavecchia Giuseppe Coniglio che aveva accolto le richieste di misura di custodia cautelare della pm Allegra Migliorini.
Davanti al giudice per le indagini preliminari anche la sorella del quarantenne, una 33enne di Canino indagata in quanto amministratrice, sottoposta alla misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare l’attività di impresa.
Gli avvocati Marco Fedele e Federica Bonini, che assistono il romeno, e i legali Fausto Barili e Severino Fallucchi, che difendono fratello e sorella, al termine dell’interrogatorio hanno chiesto la revoca o un alleggerimento delle misure. Nel primo pomeriggio il gip ha accolto la richiesta per i due italiani.
Per le difese, la realtà dei fatti è distante anni luce da quella ricostruita dall’accusa.
Fratello e sorella: “Non eravamo noi a gestire i braccianti”
“Tra i nostri assistiti e il 37enne, titolare di una ditta individuale che gestiva il personale, non c’era alcun contratto fittizio – spiega l’avvocato Barili, che difende il quarantenne di Cellere – fratello e sorella, è un fatto storico, hanno rispettato tutti gli impegni contrattuali con lui assunti, erogando somme di denaro e a volte, in carenza di liquidità, anche consentendogli di potersi autonomamente vendere parte dei prodotti raccolti. Questo per quanto riguarda il profilo economico”.
“Per quanto riguarda invece il profilo della gestione del rapporto di lavoro, come confermato dalle sommarie informazioni delle presunte parti offese che hanno sporto denuncia, i lavoratori hanno sempre avuto rapporti diretti solo e esclusivamente col loro titolare. Non c’era consapevolezza in ordine a quanto venissero pagati, non c’era assolutamente consapevolezza in ordine alle condizioni di lavoro e alle modalità in ordine alle quali questi braccianti arrivassero nei campi, dove abitassero, cosa facessero”, prosegue il legale.
“Quando il 40enne e la 33enne hanno iniziato a percepire che qualcosa non andava, a fine luglio 2019, quando alcuni braccianti non si sono presentati al lavoro, si è creata una frattura che non si è più sanata. E loro, dal 2 settembre, hanno iniziato a provvedere ad assunzioni autonome con regolari contratti, con regolari corresponsioni e contributi”, conclude Barili.
L’imprenditore romeno: “Alloggi e pagamenti regolari”
“Abbiamo sottoposto al magistrato una rappresentazione dei fatti diversa da quella che gli era stata sottoposta dal pm, aggiungendo tutta una serie di informazioni che non erano state acquisite. Ad esempio, relativamente agli alloggi, abbiamo dato contezza che erano delle case di Marina di Montalto di Castro, regolarmente affittate da agenzie immobiliari”, spiega l’avvocato Marco Fedele, che assiste l’imprenditore di nazionalità romena.
“Diversi pagamenti che non risultavano agli atti dell’indagine, invece, erano stati effettuati. Ed è stata offerta una contrattualistica abbastanza importante dell’azienda agricola del mio assistito, da cui si evince che l’attività era veritiera”, prosegue il legale.
“Vi erano numerosi altri lavoratori, con i quali il rapporto di lavoro si è svolto serenamente, senza alcuna criticità, il che porta a dire che le segnalazioni di quei lavoratori erano solo una parte dell’attività imprenditoriale di carattere agricolo, che veniva svolta presso diversi agricoltori diretti e non solo in un rapporto mutuale con l’altro arrestato”, la conclusione.
Articoli: “Braccianti costretti a lavorare ore nei campi sotto il sole cocente per pochi spicci” – Lavoratori sfruttati nelle campagne, arrestati due imprenditori
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY