Viterbo – Europa sì, Europa no, chi ci capisce è bravo e quando si tratta di soldi o di direttive che cambiano la vita la cosa è seria. E seriamente, martedì scorso, il direttore Galeotti ha fatto le domande giuste a Francesco Ciprini, funzionario a Bruxelles addentro al noto e all’ignoto europeo. L’ho sentita due volte l’intervista, perché comprensibile, tecnica senza svolazzi e, nell’attualità, concreta.
Anche se per risparmio di famiglie e risorse delle imprese siamo più ricchi dell’Olanda e della stessa Germania (10 trilioni di euro, parole del capo di IntesaSanpaolo, la prima banca italiana), da soli non ce la facciamo e di sostegni comunitari abbiamo bisogno.
Il nostro Stato prende denaro a prestito nel mondo, ma gli italiani, vessati dalle sue tasse e dalla sua inefficienza, di quello che tengono in banca gli prestano solo il 4% e un paio di cento miliardi di euro li imboscano all’estero.
Per quest’emergenza economica da peste ci dicono di cambiare fidandoci di chi a Roma tiene la cassa e comprare più titoli di stato, al momento in forma di bond sociali per esempio, ma basterà?
Impossibile perciò non trattare con Bruxelles, l’Europa fondata anche dagli italiani di De Gasperi, ma in cui ci hanno fatto perdere fiducia: quasi tutti, più dell’80%, la sentivamo nostra nel 1991; oggi meno del 40% e, pur se lo eleggiamo, solo il 21% di noi ha fiducia nell’incidenza del parlamento europeo.
Procedure, tempi e vincoli fanno venire il dubbio che i luoghi e gli organi di decisione europei anziché ispirarsi a logiche di rappresentanza comunitaria della varietà di condizioni e aspettative dei cittadini che abitano i 27 paesi del continente, siano stanze di affermazione di egoismi nazionali.
L’attuale urgenza per l’economia di paesi come l’Italia è drammatica, ieri piuttosto che domani, ma a Bruxelles tra fondi e consigli vari la prendono comoda, prevalendo da quelle parti non il come vivono persone, famiglie, imprese ma un ottuso ragionierismo lontano anni luce dai popoli e dal dovere originario di interpretazione e rappresentanza del sentire dei cittadini.
Così, se un paese iellato deve sforare il bilancio tradizionale e indebitarsi per assicurare a tutti di che mangiare e vestire, chi (per ora) pensa di star caldo non se la sente di aiutare gli altri, di essere solidale. Che comunità è questa che rimanda l’irrinviabile?
Ciprini ha ottimisticamente indicato giugno per la disponibilità del soccorso coronavirus, prestiti, cioè indebitamento da ripagare con sacrifici che si aggiungono a sacrifici perché, nero su bianco, di contributi a fondo perso, al di là delle parole, non c’è traccia
Sarà, perciò, bene continuare a sentirlo come persona informata de visu dei fatti e in grado di spiegarli.
D’altra parte, un giornale come Tusciaweb anche questo deve ai centomila lettori giornalieri che di esso si fidano.
Renzo Trappolini
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY