Viterbo – Era de maggio, fresca era l’aria e io nun me scordo.
Si potrà cantare così, con le parole di Salvatore Di Giacomo il poeta?
Da marzo, due mesi e due soli ordini: stare a casa e lavarsi le mani contro la statistica dei colpiti dal cinese incoronato. Poi, un giorno prima di Napoleone, il 4 maggio, virus ei fu, semprechè non si tratti di morte apparente. Per ora, infatti, nessun certificato col timbro.
Comunque, chi ha un lavoro può uscire, chi non ce l’ha lo cerca perché gli spostamenti per necessità sono permessi. E più necessità di questa!
Chi vuole va a visitare i congiunti, cioè i parenti fino al sesto grado (è anche opera di misericordia), amanti etero, omo, gender, purché stabili, altra opera tipo dar da bere agli assetati. Perfino gli amici, dicono, perché si sa, chi trova un amico trova un tesoro e di questi tempi! Infine i malati, come non farli uscire per motivi ti salute? E gli anziani? Se riaprono i parchi chi più di loro ha il diritto di panchina? Mancherebbero i senza casa, ma per loro star fuori è roba da dna.
Insomma, dite quel che volete, pare tana libera tutti. Però con le mascherine, quelle che se non si trovavano era perché non servivano, e la promessa, tra le altre, di posti comodi sugli autobus. Stanno pensando a moltiplicarli modello quella volta sul lago di Tiberiade, se i calcolatori non s’impallano. Comunque, non sono dell’Inps.
Ogni spostamento è tracciato in tutta segretezza secondo gli usi nazionali e imbattendoci in un portatore l’app allerterà l’incontro ravvicinato con l’untore incognito, cioè uno di cui non si conosce il nome. Solo il numero di telefono.
Virus stanato e dunque toccherebbe a lui la conta. Speriamo non comm’a na vota positivi, guariti, deceduti. Io m’arricuordo, sò turnato!
Perchè bene tana, bene liberi tutti, bene lo stellone e l’inventiva italica per cui ci sentiremo scafandrati alla grande con mascherine a marchio contraffatto e guanti agguantati al banco della frutta del supermercato, ma vediamo che non ritorni st’aria mbarzamata.
In fondo è maggio, l’acqua ‘llà dinto nun se secca maie, e di acqua per lavarci ancora le mani ne abbiamo. Pure i ghiacciai del Polo aiutano, si stanno sciogliendo e chissà che coronavirus non affoghi.
Renzo Trappolini
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