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Cultura - Partita la 14esima edizione

“Salotto delle 6”, bene l’incontro con Gregoretti

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Ugo Gregoretti

Riceviamo e pubblichiamo – Parte col piede giusto la 14esima edizione del Salotto delle 6 di Pasquale Bottone per l’anteprima dedicata a Ugo Gregoretti, presso la sala conferenze della biblioteca.

Gregoretti ha aperto l’album dei ricordi e con la solita acutezza ed ironia ha descritto alcuni episodi della sua infanzia a partire dai suoi trascorsi nel viterbese, a San Martino al Cimino, quando da bambino inciampò in un bosco di castagne e cadde in discesa libera ruzzolando come un porcospino; questo evento “incisivo”, come lo ha definito lui, si rivelò poi una benedizione, perché la caduta gli valse una consolante coppa di gelato da Schenardi al Corso, con enorme invidia dei suoi fratelli.

“È retorico dire ‘ai tempi miei?’ – gli chiede Bottone. E Gregoretti scherza sul consumo di farmaci senza i quali non gioveremmo dell’allungamento della vita, “io non starei qui a fare il pappagallo e voi ad ascoltare”, e sul target di pubblico che lo segue. Lo fermano infatti per strada con affettuose manifestazioni di consenso suoi coetanei, mentre la maggior parte dei giovani lo ignora, ad eccezione di quei “giovani insonni consenzienti” che la notte seguono in tv i suoi programmi televisivi di allora. Un particolare da non sottovalutare.

Studente universitario scapestrato, da Architettura a Giurisprudenza infine a Lettere e Filosofia per non laurearsi mai, attore comico e irriverente in casa – il bersaglio preferito era suo padre, un vero e proprio pater familias particolarmente incline alla tragedia, tanto da essere ribattezzato “Eschilo” o “Acca”, consonante dell’enfasi utilizzata nel fargli il verso nei suoi spettacoli clandestini –, Gregoretti ha scherzato sulla sua assunzione in Rai nel 1953, dovuta ad una raccomandazione da parte del direttore generale dell’Iri Arturo Ferrari. Assunzione poi meritata perché geniale fu il contributo dato da Gregoretti nell’individuare il santo patrono della televisione. Nella sua lettura delle vite dei santi, infatti, ebbe una sorta di intuizione e suggerì Santa Chiara, che a suo dire aveva inventato la presa diretta in tempo reale nel momento in cui visualizzò sulla parete bianca della sua cella l’agonia e morte di San Francesco alla Porziuncola. Da quel momento, nell’atrio della Rai a pianterreno sosta una statua in bronzo in onore di Santa Chiara, cui Gregoretti non manca di ricordare ogni volta che ci va: “T’ho fatto fare una bella carriera, eh!”.

Ancora episodi esilaranti sulla vendita della casa di proprietà, sulla genesi della sua tessera del Pci, sulla sua elezione in Campidoglio – quando gli venne affidato l’incarico surreale dei Tributi e affissioni con delega al cimitero, “sì, a patto di non mettere mai piede alle riunioni in commissione” –, sulla sua abitudine di dar da mangiare gli avanzi di cibo alle colonie di gatti su un prato vicino all’Aracoeli, con enorme disprezzo da parte dei colleghi.

Alla provocatoria domanda di Bottone sulla sua opinione sull’attuale tv ecumenica, progressista e buonista, Gregoretti risponde con estrema franchezza: “A differenza di mia moglie, non guardo nemmeno ‘Chi l’ha visto’, dove lavora nostro figlio”.

Bottone lo incalza: “Girerebbe di nuovo il Circolo Pickwick o farebbe l’inviato caustico ai reality show?”. “No, che orrore! Guardare ‘L’isola dei famosi’ è come assaporare il male perverso in ognuno di noi! L’inviato al “Cantagiro” era una cosa vera, viva, con un’Italia provinciale ingenua ma simpatica”. Oggi non è più così.

Gregoretti narra ancora del suo amore per l’opera, dei suoi rapporti non sempre idilliaci con i cantanti in scena, non abituati ai tempi e alle inquadrature televisive, per poi passare all’amore per i bambini, alla sua voglia di diventare nonno, quando fingeva di avere dei nipoti mentre non ne aveva, al rapporto attuale con la sua nipotina di poco più di due anni, che corrompe e “droga”, non smentendosi mai, con il lecca lecca perché gli preferisce la nonna.

Un incontro emozionante e divertente, sempre sul filo dell’ironia e del sarcasmo. Arguzia e tenerezza, potremmo dire, con un’ultima dichiarazione d’amore per il cinema: “Non ho ancora fatto il mio miglior film, che spero di realizzare prima di chiudere gli occhi”.

Il prossimo appuntamento della rassegna, realizzata grazie al contributo di Unindustria, sarà il 24 ottobre con l’inviato de “l’Espresso” Lirio Abbate su “Il lato oscuro del Belpaese”.

Gli organizzatori de “Il salotto delle sei”


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19 ottobre, 2012

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