– Il piani rischi non c’è e lungo le direzioni di atterraggio e decollo ogni costruzione è bloccata, fino all’approvazione. L’aeroporto è ancora un punto interrogativo, ma il progetto rimane in piedi, adempimenti compresi.
Per questo il 18 ottobre l’Enac ha scritto al comune per far presente la “dimenticanza”. E provvedere. “Dalle verifiche effettuate, scrive l’Enac – risulta che il comune non ha provveduto ad adottare il piano rischi previsto dal codice della navigazione”.
Strumento necessario, che impone vincoli alla proprietà privata, stabilendo cosa si può costruire e cosa no.
“Lungo le direzioni di atterraggio e decollo – ricordano dall’Enac – i comuni possono autorizzare nuove opere e attività solo se coerenti con i piani di rischio adottati sulla base delle previsioni contenute nel regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporto Enac”.
Il piano era già stato sollecitato nel 2007, quindi nel 2008 in una campagna d’informazione cui palazzo dei Priori aveva preso parte. Fino ad arrivare ai giorni nostri.
Lo scalo non sembra attualmente una priorità, ma non per l’Enac, almeno per la parte burocratica. “Si tratta di uno strumento urbanistico – spiega il sindaco Giulio Marini – che effettivamente non abbiamo ancora adottato, anche se in realtà già esiste”. Bisogna portarlo nero su bianco.
“Se non viene redatto il piano rischi – continua Marini – su tutta l’area attorno alle direzioni di atterraggio e decollo non si può costruire nulla, viene considerato tutto a rischio, ecco perché va adottato, per liberare i terreni”.
Un’adozione che probabilmente riaprirà un nuovo capitolo sulla vicenda Itet e il centro termale alle Zitelle. Nel 2006 una nota dell’Enac prevedeva un vincolo sull’area, c’è stato il ricorso al Tar cui l’impresa ha rinunciato in cambio dell’impegno da parte del comune a delocalizzare la cubatura. Al Barco, ma non più struttura termale, bensì abitazioni.
“Una valutazione che abbiamo fatto – precisa Marini – perché se l’area è sottoposta a vincolo e l’amministrazione avesse autorizzato qualcosa al di fuori del piano rischi, l’Enac avrebbe fatto rivalsa contro di noi”. Adottando il piano si uscirà dal cono d’ombra. Nel bene o nel male.
“Non so dove il vincolo arrivi – osserva Marini – lo vedremo quando i tecnici effettueranno i rilievi. L’Enac ci esorta a presentare il piano, l’architetto farà una ricognizione, ma va precisato che è l’Enac stesso, basandosi sulla normativa esistente, a dare le indicazioni. Il comune le sottoscrive prendendone atto”.
Facendo pure in fretta, perché l’Enac ricorda come: “Lo scalo di Viterbo rientra nel piano di riassetto del sistema aeroportuale del Lazio, come previsto dall’atto d’indirizzo del ministero dei Trasporti del 2010.
Pertanto si esorta il comune a voler tenere conto nella propria attività di programmazione e gestione del territorio, del ruolo futuro dello scalo aeroportuale di Viterbo, al fine di non comprometterne le prospettive di sviluppo e l’attuazione dei relativi programma, assicurando in maniera opportuna la salvaguardia del territorio limitrofo al sedime aeroportuale”.
La Tuscia e il suo scalo, insomma, sono ancora nei pensieri dell’Enac. Se arrivassero pure le parole, o meglio i fatti, sarebbe meglio.
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