Viterbo – Buoni spesa a Viterbo per 2900 famiglie su 3500 domande arrivate.
“Non ci aspettavamo – ammette l’assessora ai Servizi sociali Antonella Sberna in seconda commissione – un numero così elevato di domande”. Segno che l’emergenza Coronavirus anche nel capoluogo si fa sentire e in modo pesante.
Tra contributi governativi e regionali, la somma a disposizione si aggira sui 700mila euro: “È stata tutta impegnata, servirà a completare l’erogazione”. Al momento, il buono è arrivato in circa 2000 famiglie del capoluogo. Ne restano 900 da distribuire e non ci sarà la possibilità di erogare un secondo contributo. Al momento, il primo resta anche l’unico. “Finora hanno ricevuto i contributi le domande arrivate fino al 20 aprile – precisa l’assessora Sberna – c’è stato da lavorare, alcune erano incomplete e non abbiamo certo pensato a scartarle, soprattutto, poi, negli ultimi dieci giorni ne sono state recapitate mille”.
Delle 2900 domande accettate, 2200 riguardano la fascia a priorità 1, ovvero a persone che si sono ritrovate senza reddito, con grave indigenza. Circa 700, invece, a priorità 2, famiglie in difficoltà, ma con qualche entrata, seppure minima, derivante magari dalla cassa integrazione.
Sistemato aprile con l’erogazione, la domanda da porsi è: “Le famiglie come faranno per il mese di maggio?”. Se lo chiede Massimo Erbetti (M5s), non essendo previsto un secondo giro d’aiuti.
“Abbiamo notizie, ma sono solo di corridoio, quindi tutto da confermare – spiega l’assessora Sberna – di contributi dalla regione. Adesso puntiamo a chiudere la prima fase, allo studio del settore ci sono altre misure.
In questa fase dell’emergenza stanno emergendo altre esigenze, non solo la spesa ma anche difficoltà nel pagare affitti, costi per le famiglie non solo sul mangiare”.
Alvaro Ricci (Pd) tira in ballo l’amministrazione comunale: “Più che altro – si domanda Ricci – cosa sta facendo il comune per mettere a disposizione maggiori risorse? Può metterle, poche o tante che siano, ma se non si fa il bilancio consuntivo, non si capirà mai”. Per l’assessora Sberna c’è tempo fino al 30 giugno per presentarlo: “Ma sono stata tra i primi a chiederlo, in questa fase è complicato”. Ricci non è convinto: “Cosa c’è di complicato, i dati del bilancio consuntivo ci sono da tempo, sono al 31 dicembre 2019”.
Per Lina Delle Monache resta un fatto: c’è chi ancora non ha ricevuto i buoni, a un mese e passa dall’avvio delle procedure e non solo.
La seconda commissione è stata convocata sui piccoli negozi esclusi dalla possibilità di accettare i buoni pasto. “Abbiamo invitato tutti – ha spiegato il dirigente Rossetti – a convenzionarsi, ma non tutti lo hanno fatto. Ci sono provvigioni su cui però l’amministrazione non può entrare. È tra esercizi e società che emette i buoni. Noi abbiamo avuto rassicurazioni sul fatto che le commissioni fossero più basse”.
Si potrebbero cercare soluzioni alternative: “Ma ormai – fa notare Delle Monache – solo 900 buoni devono ancora essere utilizzati”.
Alla riunione hanno partecipato anche associazioni di categoria, Confartigianato, Confimprese e Cna. Per quest’ultima, Luigia Melaragni ha chiesto se buoni, magari per un importo limitato, potessero essere destinati anche per usufruire di servizi che non fossero l’acquisto di beni alimentari”.
Per Giacomo Barelli (Forza Civica) è inaccettabile che l’aggio, una percentuale che arriva anche al 5% debba essere pagata dai cittadini. “Chi va a fare spesa col buono ha diritto a spendere il 100% dei buoni”.
Gli stessi con i quali è possibile acquistare non solo alimenti, ma pure farmaci. “Abbiamo – osserva l’assessora Alessia Mancini (Sviluppo economico) due farmacie e due parafarmacie convenzionate dove potevano essere utilizzati”.
Giuseppe Ferlicca
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