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Viterbo - Luigi Telli (Rifondazione comunista) pone alcuni quesiti sulla Fase 2 a Giovanni Arena

“Scuole, lavoro, buoni famiglia, anziani e servizi sociali, cinque domande al sindaco”

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Luigi Telli

Luigi Telli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Scuole, lavoro, buoni famiglia, anziani e servizi sociali. Cinque domande al sindaco sulla Fase 2.

Buoni-famiglia. I dati parlano chiaro: il numero delle domande pervenute per ottenere i buoni-spesa è enorme (3500), segno che a Viterbo il tasso di povertà è ora altissimo, e la situazione è drammatica. 3500 famiglie su una città come la nostra è un dato allarmante. Non solo. A conti fatti, 600 famiglie sono rimaste escluse. E molti esercizi non accettano i buoni. Che farà il Comune? Dirà che il Governo non ha stanziato nulla o cercherà di attivarsi? E con quali criteri?

Dicono che a partire dal 18 maggio, in modo decisamente caotico, si ripartirà. Peccato che a Viterbo la piaga del lavoro nero renda la riapertura assai problematica. Basta scambiare due parole con i lavoratori: nessun contratto, o contratti fittizi, irregolari, dipendenti assunti come stagisti, part-time, tirocinanti, eccetera. Che fine faranno?

E’ prevedibile che, con il (sacrosanto) blocco dei licenziamenti varato dal Governo, padroni e padroncini sceglieranno di non riaprire proprio, oppure di riaprire assumendo solo al nero. Del resto si sa, mettere in regola i dipendenti è un costo per le imprese. Ebbene, a parte la penosa messinscena della consegna-delle-chiavi, il Comune che farà con questi “datori di lavoro” (nero)? E con i lavoratori? Evocherà come fanno alcuni dai banchi dell’opposizione (?) il modello ponte-di-Genova (cioè nessun controllo, zero sicurezza, sospensione di diritti e tutele)?

Centri anziani. Che ne sarà? La stagione estiva è alle porte, fra Viterbo e Bagnaia i maggiori centri anziani comunali sono ancora chiusi. Buon senso vorrebbe che se si permette alla pizzeria o al barbiere di ripartire, si dovrebbe fare lo stesso con emeroteche, centri sociali comitati anziani e quant’altro. A meno di non dire che “Viterbo non è un paese per vecchi”, un po’ come in certe tragiche terapie intensive nei mesi scorsi, in cui si curano prima i giovani e poi semmai gli altri. Il Comune che intende fare con i centri anziani?

Servizi sociali e assistenza domiciliare anziani e disabili. Una volta usciti dal periodo di massimo contagio, la sinergia fra ASL e Comune dovrebbe essere intensificata. A che punto siamo?

Le scuole. Infanzia, primaria, scuole medie: dipendono tutte dai Comuni. Fra tre mesi inizia l’anno scolastico. Inutile truccare i dati e inserire bagni palestre e ripostigli nei calcoli della metratura: gli spazi sono insufficienti, e il numero di alunni per classe è fuori norma. Il Comune che fa per la messa in sicurezza? Il personale e le strutture sono adeguate? È stato predisposto un qualche tavolo di lavoro con Dirigenti scolastici e sindacati? O a settembre restiamo chiusi con la solita scusa che il Governo non ha dato indicazioni e noi non sappiamo che fare?

Il comune sembrerebbe non avere un piano, e marciare in ordine sparso, senza un criterio. Ma lo stesso vale per chi dovrebbe stare dall’altra parte. La ricetta delle fantomatiche opposizioni è fuori da ogni logica razionale. Sembrano delle trovate umoristiche ma è la verità.

Esempio: come rilanciare il turismo culturale? Così, dicono: con i drive-in al Sacrario e i cinema all’aperto. Come rilanciare il centro storico? Così: si tolgono le auto parcheggiate nelle piazze rinascimentali e ci si mettono i tavolini delle birrerie. Come si rilancia l’economia? Con più soldi agli imprenditori e meno controlli (meno “burocrazia” – dicono). Come si riparte con scuole e asili? Così: più soldi per “la strumentazione didattica” (cioè scuole chiuse e computer a casa). E così via. Un atteggiamento demenziale, in mezzo a una tragedia.

Luigi Telli
Rifondazione comunista
Circolo di Viterbo


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15 maggio, 2020

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