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Riceviamo e pubblichiamo – Credo che i nostri vecchi poeti viterbesi inizierebbero un bel libro per raccontarci di come era a quel tempo Castel d’Asso e per raccontarci di tutte le marachelle che combinavano così: “Me ricordo, quanno ero fijo, che il mi babbo me domannava “A regazzì ‘ndo ite a fa danno?, e noi altri je risponnevemo “Giù pe’ Catel d’Asso ma ‘n te preoccupà che venimo presto”.
Oggi invece io inizierei così il mio libro: “C’era una volta, lungo le rupi della valle del Freddano, ad una decina di km da Viterbo, una suggestiva necropoli Etrusca scoperta nel 1817 che grazie a Francesco Orioli, uno scienziato nato a Valleranno nel 1856 e alla amichevole collaborazione di Pio Semeria fu, “allora”, la prima necropoli etrusca fatta conoscere al mondo della cultura.
Oggi, invece, grazie ai nostri politici e responsabili del settore, è la prima necropoli etrusca che sta per essere fatta sparire tra l’indifferenza e all’abbandono.
La necropoli di Castel d’Asso era un luogo affascinante e solitario con tombe tra le più interessanti d’Etruria dalla forma a dado.
Queste, un tempo, occupavano circa 250 metri il lato settentrionale della vallata del fosso Freddano. Oggi invece, grazie ai rovi ed ai cespugli di erbacce che ne coprono la vista, si è estesa in modo smisurato non sapendo più se sono ancora 69 le tombe presenti o magari chissà.
Davanti, a questo triste spettacolo di abbandono e degrado, sorge il castello medievale raggiungibile attraverso un ponte dal quale si possono ammirare le bellezze della natura un tempo incontaminata.
Si può arrivare all’ingresso del castello attraverso quella che un tempo era una scalinata realizzata nella roccia e ammirare come questa struttura sia così imponente e forte e resista, ancora oggi, agli attacchi dei vassalli che tentano di demolirla a colpi di pietre, come dimostrano i vetri rotti nelle foto.
All’interno possiamo trovare molte cose interessanti come lattine, bottiglie e spazzatura sicuramente non dell’epoca medievale ma un po’ più recente. Purtroppo oggi non possiamo più ammirare l’impianto elettrico e di illuminazione pagato fior di “quatrini” dai contribuenti ma, se andrete presto, potrete ammirare ancora una bellissima scala in peperino che, “fino a quando non sparisce”, consente di vedere dall’alto tutta la vallata.”
Non ricordavo di aver visto mai prima d’ora, pur essendo viterbese, questa parte della nostra città, e solo grazie ad una escursione in bicicletta con mio fratello, che fa parte del Team Bike Viterbo, ho potuto ammirare questa parte della città che, pur nello stato attuale, ha un fascino particolare e un valore inestimabile che va salvaguardato e valorizzato.
Questo però è un lavoro che va fatto presto e a cui tutti bisogna dare una mano per fare sì che tutto il mondo ritorni a parlare delle bellezze della nostra bellissima Viterbo.
Daniele De Rosa
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