Viterbo – (s.s.) – Sedili scomodi, viaggi interminabili e attese lunghissime, giustificate dalla solita voce metallica che annuncia “Ci scusiamo per il disagio”.
La vita dei pendolari ha un ostacolo in più: il mezzo di trasporto che ogni mattina li conduce sul posto di lavoro e che ogni sera, lentamente, li riaccompagna verso casa.
Nella Tuscia i flussi di spostamento lavorativo riguardano sopratutto i viaggi in treno verso Roma, ma anche quelli verso Viterbo e i comuni della provincia che si effettuano tramite i bus Cotral.
Le variabili sono molteplici e una media assoluta sui tempi di percorrenza non esiste. Ma in tempi di smart working, per i fortunati che possono svolgere le loro attività da casa senza riduzioni di orari e stipendio, il rapporto tra il tempo libero e quello lavorativo assiste a uno spostamento sostanziale verso il primo.
L’esempio più classico che si può fare è quello di un lavoratore che viaggia sui bus Cotral due ore al giorno per cinque volte a settimana. Considerando che le giornate lavorative del 2020 sono poco più di 250, alla fine di un anno ipotetico avrà “guadagnato” 500 ore tra andata e ritorno. Un numero consistente che corrisponde a più di 21 giorni interi. Il tutto senza considerare gli spazi morti tra attese, ritardi e camminate fino alla sede lavorativa.
Un altro esempio più concreto riguarda i pendolari che si muovono in treno da Viterbo a Roma e utilizzano la ferrovia di Trenitalia (con la tratta da Porta Romana a Roma Ostiense) o la Roma – Civita Castellana – Viterbo gestita dall’Atac (con la tratta che da viale Trieste porta a piazzale Flaminio). In entrambi i casi la durata stimata per un singolo viaggio è di due ore, che a fine giornata diventano almeno quattro. Il risultato? Ben mille ore “guadagnate” all’anno, che corrispondono a più di 41 giorni di vita passata sui treni.
Samuele Sansonetti
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