Viterbo – Tempo di Covid non è tempo di guerra. Questo è il peggiore momento dell’Italia repubblicana, ma di brutti quasi altrettanto ce ne sono stati e furono affrontati, contrariamente ad oggi, con “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” richiesti dall’art. 2 della Costituzione.
Così, ad esempio, negli anni 76/78 quando Dc e Pci, pur in forte contrapposizione reciproca, trovarono insieme soluzioni a problemi enormi prendendo impegni che rispettavano.
Quanto a finanza l’Italia non se la passava meglio di ora. La speculazione dei mercati (lo spread non c’era ma gli squali sì) aveva costretto a dare l’oro della Banca d’Italia in pegno alla Germania per un prestito ormai in scadenza, non fummo invitati al vertice di Portorico tra i grandi dell’occidente e Gheddafi si comprò un pezzo di Fiat. Intanto, fabbriche e università occupate, psicosi da incetta di viveri, attentati e terrorismo assassino, scandali, fughe di capitali all’estero, diossina a Seveso, Friuli terremotato da ricostruire, mancanza di maggioranze in parlamento.
Fu allora che gli avversari di sempre decisero per il “governo della non sfiducia” col Pci astenuto su un esecutivo tutto Dc e i debiti dello Stato – i quali, come i soldi che per decreto vengono oggi sparsi sul territorio infestato dal virus, sono debiti in capo a ognuno di noi – poterono essere onorati, l’oro della Banca d’Italia riscattato e il ruolo internazionale dell’Italia ripristinato.
Servì l’accettazione concorde di sacrifici che incisero sulla carne viva della gente e il presidente del consiglio andò a spiegarlo in tv. “Dovetti farlo” ha scritto Andreotti, per il quale quella volta fu l’unica. Erano altri i tempi e i presidenti.
Ci fu pure l’evasione del responsabile del massacro delle Fosse Ardeatine, il colonnello Kappler, che piantonato al Celio fuggì dall’ospedale militare, dissero dentro un valigione calato dal balcone dalla moglie Annelise.
Vito Lattanzio, ministro della Difesa da cui il Celio dipendeva, si dimise e di lui oggi si torna a parlare a proposito delle dimissioni richieste a Bonafede, dopo quanto visto e saputo nel pianeta Giustizia. La non colpevolezza personale, infatti, li accomuna come il fatto che certe cose non sarebbero dovute accadere.
La non sfiducia dei comunisti si trasformò presto in solidarietà nazionale, ma questo non andò bene ad alcuni, i soliti, in Italia e all’estero. Così, Aldo Moro, ispiratore del nuovo corso, fu assassinato e di lì a poco la prima repubblica entrò in agonia. Andreotti l’aveva detto: “i pirati del denaro non si commuovono”. Anche oggi, complice il coronavirus.
Renzo Trappolini
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