Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sentivo spesso il nome di Gilberto Pietrella dai racconti di mio padre Alvido, fondatore dell’Anmic, la più rappresentativa associazione dei disabili in Italia.
Si conobbero quando il professore ricopriva l’incarico di commissario alla provincia di Viterbo.
Condividendo un’invalidità ortopedica, mio padre lo invitò a collaborare con l’associazione, e in particolare a dirigere la sezione provinciale di Viterbo e della Tuscia in generale, riconoscendo in lui competenza e capacità di agire.
Egli ne fu entusiasta e per 40 anni ne segnò lo sviluppo e la crescita, anche nella qualità di Vicepresidente nazionale.
Dopo la scomparsa di mio padre, avvenuta nel 2001, ebbi il privilegio di conoscerlo personalmente e professionalmente e collaborammo, seppur con ruoli diversi, all’attività riabilitativa svolta dal centro sanitario Airri di Viterbo, rivolto alla cura dei pazienti neurologici ed ortopedici dell’intera provincia.
Ricordo con grande piacere le giornate passate a dialogare sulla realtà dei disabili italiani e sulle questioni politiche, in cui eccelleva.
Tutti ammiravano, me compreso, le sue doti oratorie, i suoi interventi così lucidi ed equilibrati, i suoi racconti e i contributi fondamentali alla realtà socioeconomica e politica viterbese, tra cui non si può non menzionare, tra le tante, l’università della Tuscia.
Potrei citarne a decine, di suoi racconti, che riflettono e si accompagnano alla storia di questo paese.
Dai tempi del fascismo, durante i quali studiava (e allora erano in pochissimi) all’università a Roma, alle grandi sofferenze durante la guerra, dall’incidente con un mezzo militare nazista, che gli causò la sua menomazione, alle peripezie rocambolesche che lo portarono a salvarsi dalla morte certa grazie alla conoscenza di alcune parole in lingua tedesca e alla sua arguzia innata, dalla sua attività con la Democrazia cristiana e come amministratore di enti pubblici, alle grandi lotte a fianco di mio padre per il riconoscimento di tanti diritti negati agli invalidi civili e conseguiti dalla loro determinazione e ostinatezza.
Ci ha lasciato un’eredità pesante da sostenere, ma sono sicuro che ripensando ai suoi consigli e alle sue idee, possiamo rendere questo luogo, così difficile, un posto migliore.
Simone Lambrilli
Direttore generale Airri medical
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