Viterbo – Le mascherine tricolori sono scese di nuovo in piazza a Viterbo. Ma non solo. L’appuntamento è infatti nazionale e il movimento ha manifestato il suo dissenso contro il governo Conte in diverse città italiane. Quello di ieri il quinto sabato consecutivo.
A Viterbo le mascherine tricolori hanno scelto piazza del Teatro. Sabato scorso era stata piazza della Repubblica. Circa un’ottantina i manifestanti. Con le bandiere e a distanza di sicurezza. Tutti davanti al teatro dell’Unione.
“Oggi siamo qui per portare l’attenzione sui problemi di tutte le categorie produttive della nazione – ha detto Ervin Di Maulo, uno dei portavoce del movimento che ha parlato in piazza -. Noi non crediamo ai falsi profeti che cercano di mettere uno contro l’altro, l’imprenditore contro l’operaio. Tutta la nazione rischia il fallimento e per questo tutte le categorie devono farsi sentire insieme”.
Il movimento delle mascherine tricolori, la mascherina anti-Coronavirus che indossano i militanti, chiede un intervento deciso sul piano delle politiche economiche. Chi protesta è contro la politica dell’emergenza portata avanti dal governo di Giuseppe Conte. Contro le misure, giudicate insufficienti, per far fronte alla crisi in atto.
La parola in piazza è poi passata ai rappresentanti di diverse categorie.
“La situazione creata dal Covid rischia di mettere in ginocchio l’agricoltura – ha detto Attilio Gabrielli, agricoltore di Monte Romano -. Il settore agricolo rischia di perdere parte dei raccolti anche per assenza di manodopera. Mancano i braccianti e la ministra Bellanova cosa fa? Propone una sanatoria per regolarizzare i clandestini. Ma non avrebbe più senso aiutare gli italiani, dando loro la precedenza e i contratti? E invece diamo spazio agli irregolari che hanno di fatto occupato la nazione. Paghiamo miliardi di cassa integrazione e manca la manodopera. La Bellanova passerà alla storia come il peggior ministro della Repubblica italiana”.
Dai bar qualcuno si affaccia per ascoltare le voci al megafono. In piazza anche polizia, polizia locale, carabinieri e guardia di finanza.
A prendere la parola anche Claudio Taglia che ha letto un documento sottoscritto da alcuni medici dove si dichiara che “la gestione della pandemia è stata sottovalutata perché i contagi erano presenti da mesi, prima dei casi riscontrati nel nord Italia”.
Taglia ha specificato che “l’emergenza è stata gestita male e in modo superficiale” e che “questa manifestazione serve per dire che il governo deve tornare a casa e che la gestione della rinascita non può essere portata avanti da chi ha causato questo disastro. Vogliamo una sanità che torni a essere di eccellenza”.
Il movimento chiede interventi per impedire la chiusura di alberghi, bar e ristoranti. Un aiuto per gli agricoltori. La protesta poi per la mancata ripartenza delle scuole, con studenti che restano a casa nell’attesa di tornare in aula, forse, a settembre. In piazza anche per la sanità.
“Questo governo sta cercando di dirci che la colpa della pandemia è degli italiani che sono stati poco attenti, quando in realtà siamo stati uno dei popoli più ligi – ha aggiunto Ervin Di Maulo -. La colpa è di chi ha privatizzato la sanità, dei virologi che all’inizio sostenevano fosse solo un’influenza e che, con gli amici del Pd, invitavano a fare gli aperitivi. Gli stessi che incolpano la Lombardia per le Rsa“.
Poi il riferimento alla sanità e al Recovery fund. “Vogliamo la caduta del governo – ha concluso Di Maulo – e una sanità che funzioni. L’unica soluzione per ricostruire i comparti pubblici di eccellenza è quella di uscire dalla logica del debito verso l’estero. Quando ci indebitiamo perdiamo la nostra sovranità. Sono tutti entusiasti di questo Ricovery fund ma è una truffa. E’ un Mes a cui hanno cambiato nome. Ci presteranno i soldi e ci diranno pure come spenderli. Ci faremo dettare le condizioni della pianificazione economica. Qui parlano di decreto rilancio ma non c’è un euro. Siamo stanchi. Continueremo a stare nelle piazze a oltranza”.
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