Viterbo – Non sarebbe la prima volta. Nel 1977, infatti, in tempi di ristrettezze e speculazione la “festività” del 2 giugno, anniversario del referendum repubblica-monarchia con annessa parata militare, fu soppressa e se le previsioni economiche nere da Covid si confermeranno, nessuno può escludere che l’Europa, prestandoci soldi in larga parte nostri, ci faccia considerare la celebrazione tra le spese superflue.
Strano destino quello di questa data in cui il voto ci fu ma ad effetti ritardati. Infatti, quando il 10 giugno 1946 si aspettava la proclamazione della repubblica, il presidente della Cassazione di fronte ad una folla di giornalisti e politici lesse solo i risultati e rinviò ogni decisione al 18 perché c’erano stati ricorsi (ventunomila) e spirava aria di scontri nelle piazze.
Forse per prudenza che allora era ancora una virtù, come si capisce da una dichiarazione di Palmiro Togliatti, capo dei comunisti, ovviamente repubblicani, ma anche ministro della giustizia: “quando i parti non vengono bene bisogna aiutarli e io ho aiutato a nascere la repubblica”.
La quale a ben vedere ebbe altri due ostetrici di peso, contrapposti ma reciprocamente rispettosi, il presidente del consiglio Alcide De Gasperi ed il re spodestato Umberto II.
Quando la politica impaziente portò il governo, nella notte tra il 12 e il 13 giugno, a considerare comunque cosa fatta la repubblica e a nominarne primo capo De Gasperi, questi non esercitò di fatto i poteri ad evitare l’esplodere di disordini e per lo stesso motivo il re nel pomeriggio partì volontariamente per l’esilio.
Grazie alla lealtà ed al buon senso dei due (Umberto il 2 giugno aveva messo nell’urna scheda bianca), l’Italia dei contrasti, dei guelfi e ghibellini, delle lotte comunali, seppe passare da un regime ad un altro senza traumi, cosicchè quando la Cassazione sciolse poi le sue “bizantine riserve”, ad ascoltarne il responso c’erano solo pochi giornalisti di routine.
In quel clima, l’assemblea costituente votata anch’essa il 2 giugno elesse primo presidente della Repubblica l’avvocato napoletano Enrico De Nicola, uomo “probo” stimato da tutti ma che in precedenza era stato fervente monarchico, senatore di nomina regia e presiedeva il parlamento quando Mussolini dichiarò di volerne fare un bivacco di manipoli.
Così nacque la repubblica che celebriamo, la quale, comunque e al pari della democrazia, non è un regime istituzionale perfetto ma da che mondo è mondo non se ne sono inventati di migliori e il Covid non ci toglierà il dovere di festeggiarla.
Renzo Trappolini
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