Parigi – Anche la Francia ha il suo George Floyd: si chiamava Adama Traoré e aveva 24 anni. Sulla scia delle proteste negli Stati Uniti di questi giorni, in 20mila hanno partecipato ieri a una manifestazione non autorizzata per ricordare la storia del ragazzo morto nel 2016 durante l’arresto. Non sono mancati momenti di tensione e scontri con la polizia: diciotto persone sono state arrestate, di cui diciassette in stato di fermo giudiziario.
I manifestanti hanno risposto positivamente all’appello lanciato dal comitato di sostegno della famiglia Traoré e si sono riuniti davanti il tribunale di Parigi, violando il divieto della polizia. “Questa – ha detto Assa Traoré, sorella maggiore di Adama – non è più la battaglia della famiglia Traoré, è la battaglia di tutti voi. Oggi, quando si lotta per George Floyd, si lotta anche per Adama Traoré”.
Il prefetto Didier Lallement in una email diretta ai 27mila 500 agenti della capitale ha invece scritto: “La polizia non è né violenta né razzista. Mi rendo conto del dolore di fronte alle accuse di violenza e di razzismo, ripetute all’infinito dai social network e da certi gruppi di attivisti. Nella polizia non ci sono razze, ci sono funzionari che si impegnano per la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza e questo tutti i giorni”.
Adama Traoré è morto il 19 luglio 2016 nella caserma di Persan due ore dopo il suo arresto, al termine di un inseguimento. La sua morte è diventata in tutta la Francia il simbolo della lotta contro le violenze della polizia e ha già dato origine a diverse manifestazioni. La battaglia tra i legali della famiglia e dei gendarmi è comunque tutt’ora in corso. Secondo l’ultimo rapporto degli esperti, rilasciato lo scorso venerdì, le cause della morte del ragazzo sarebbero da attribuire a un “edema cardiogeno” legato al suo stato di salute. Una nuova perizia richiesta dalla famiglia, invece, indica come causa della morte un’asfissia posizionale indotta dalla tecnica della placcatura ventrale.
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