Viterbo – (sil.co.) – Il neurochirurgo col pallino della scrittura. E’ il dottor Carlo Pizzoni, 52 anni, dal 2017 in forza presso il dipartimento di neuroscienze dell’ospedale di Belcolle, che il 2 giugno, nell’ambito del premio letterario nazionale città di Viterbo-Tuscia Libris ha ricevuto una menzione speciale, piazzandosi quarto ex aequo, per il racconto intitolato “La mummia di Bomarzo”.
Una mummia che, come lo stesso Carlo Pizzoni assicura, a Bomarzo esiste veramente…
“Il racconto prende spunto da Palazzo Orsini di Bomarzo, uno dei siti turistici della Tuscia, perché oltre al Bosco Sacro anche il paese è molto bello da vedere. Ebbene, all’interno di Palazzo Orsini, nascosta dentro un vecchio camino, c’è proprio una mummia o quello che sembra una mummia, un corpo raggrinzito… Prendendo spunto dalla mummia misteriosa, ho poi scritto tutto un racconto di genere gotico, un intreccio di passioni e vendette ambientate nella Tuscia di fine Ottocento”.
Lei non è viterbese, ma originario di Foligno, in Umbria, e poi per tanti anni è stato in Puglia per lavoro. Quando è arrivato a Viterbo?
“Dal 2017 sono al reparto di neurochirurgia di Belcolle, ma ero già venuto una prima volta a Viterbo nel 2014, in occasione di una manifestazione organizzata dal Vespa Club di cui all’epoca, con qualche acciacco in meno, facevo parte. Ho visto la Tuscia, me ne sono innamorato e appena possibile sono venuto a viverci. Il capoluogo e tutta la provincia sono bellissimi, peccato poco pubblicizzati. Non tutti, ho scoperto, conoscono l’esistenza della mummia di Bomarzo”.
Cosa le piace in particolare della Tuscia?
“Sicuramente il retaggio storico, l’ambiente, il verde, l’aria pulita. Ogni piccolo paese è un piccolo gioiello, dove vai trovi monumenti. Purtroppo, a mio avviso è poco valorizzata. Ci dovrebbe essere il turismo tutto l’anno. Abbiamo Viterbo che è la città medievale meglio conservata d’Europa, ci dovrebbero essere turisti da mattina a sera. Faccio un esempio: a Tokyo hanno una copia della torre Eiffel, sede del trasmettitore della televisione, un mostro d’acciaio dipinto di bianco e rosso, che è talmente ben pubblicizzata, talmente ben promossa, da fare 8 milioni di visitatori l’anno. Hanno capito che da quella copia poteva esserci un ritorno economico”.
Un neurochirurgo prestato alla letteratura. Ha scritto altro oltre a “La mummia di Bomarzo”?
“A parte un centinaio di articoli scientifici e divulgativi inerenti le neuroscienze, da qualche anno scrivo per hobby e questo è il mio terzo libro che ha ricevuto un riconoscimento. L’anno scorso, per esempio, ho vinto un concorso che si chiama ‘Parole d’Italia’ con un racconto intitolato ‘Tunisia 1943’, dedicato alle avventure vissute da mio nonno durante la seconda guerra mondiale. Quest’anno, invece, ho vinto un altro concorso che si chiama ‘Venti racconti per il 2020’, sempre con un racconto di guerra, ‘Alpini nel deserto’, che anche è stato pubblicato. Diciamo che posso ritenermi abbastanza contento di questo hobby”.
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