Inchiesta fatture false - La segretaria del coordinatore regionale ascoltata giorni fa in procura, su alcuni dettagli che restavano da chiarire
 Vincenzo Piso, durante il suo interrogatorio a Viterbo come persona informata sui fatti |
 Franco Fiorito al suo arrivo in procura a Viterbo per il suo primo interrogatorio |
 L'avvocato Carlo Taormina |
 Il pm Massimiliano Siddi |
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– Vincenzo Piso parte civile contro Fiorito? Forse.
Il coordinatore regionale del Pdl starebbe valutando con il suo avvocato Luciano Moneta Caglio se costituirsi parte lesa contro l’ex capogruppo alla Pisana, in carcere per peculato.
Fiorito aveva tirato in ballo Piso nella vicenda delle fatture false, riguardanti le spese liquidate dal gruppo regionale Pdl. Per gli inquirenti viterbesi, è possibile che si sia trattato di un tentativo di dossieraggio nei confronti di Francesco Battistoni, successore di Fiorito, dimessosi da capogruppo dopo lo scandalo delle “spese folli”. Alcune di quelle fatture, infatti, sarebbero state riconducibili a Battistoni. Ma la procura ha accertato che erano taroccate. Almeno sei del tutto inesistenti e, quindi, mai pagate dal gruppo regionale. Altre con le cifre gonfiate ad arte, ma il gruppo regionale Pdl liquidò l’importo originale e non quello maggiorato.
Fiorito disse di aver fotocopiato le fatture nell’ufficio di Piso. Che però ha sempre smentito. Anche davanti al pm di Viterbo Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta sui documenti contabili taroccati.
All’uscita dal suo interrogatorio a Viterbo come persona informata sui fatti, il 5 ottobre scorso, Piso scoppiò a ridere quando i cronisti gli chiesero di quelle fotocopie nel suo ufficio.
La settimana scorsa la segretaria del coordinatore regionale si è recata in procura a Viterbo per un confronto con il pm Siddi. Un colloquio lampo, avvenuto nel primo pomeriggio, solo per precisare alcuni aspetti tralasciati nel precedente incontro con Piso. Circostanze evidentemente poco rilevanti, se il coordinatore regionale ha potuto chiarirle per interposta persona, tramite la sua segretaria.
L’inchiesta, intanto, prosegue nel più stretto riserbo. L’avvocato Carlo Taormina difende sia Fiorito che Paolo Gianlorenzo, direttore di un sito web che pubblicò le fatture false.
Fiorito seppe di essere indagato per la vicenda delle false fatturazioni durante il suo secondo interrogatorio a Viterbo. In quell’occasione, Taormina dichiarò che per Fiorito si ipotizzava la diffamazione in concorso con Gianlorenzo. “Sui documenti falsi la questione è più complessa – aggiungeva l’avvocato -. L’ipotesi accusatoria parte dal presupposto che Fiorito abbia dato le fatture a Gianlorenzo. Se la procura pensa che sia stato Gianlorenzo in prima persona a taroccarli, l’ipotesi di reato sarà falso in atto pubblico. Altrimenti si parlerà di uso di atto falso“.
Taormina ammette di essere stato più impegnato con le vicende romane che con quelle viterbesi. Ma aggiunge che “non è arrivata nessuna richiesta di archiviazione”. La situazione, dunque, dovrebbe essere rimasta invariata.
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