Viterbo – “Vogliamo contrastare in ogni sede l’uso del termine governatore”. Parla Valerio De Nardo, promotore della costituzione del “Movimento Italiano per chiamare presidenti di regione i presidenti di regione”.
È stato realizzato un gruppo Facebook, che, in poche ore, ha raccolto già quasi un centinaio di membri.
Ha promosso la costituzione di un movimento, dotato persino di uno statuto e di una sigla (Michiapredire). Vista così questa iniziativa suona un po’ di celia, di gioco, anche sé ha raccolto una condivisione molto convinta dei primi aderenti. Ci può spiegare in che cosa consiste?
“Il Michiapredire ha l’unico scopo chiamare presidenti di regione i presidenti di regione. Qualunque altro scopo non rientra nelle finalità del movimento. Ovviamente sui social media il tono scherzoso rende più facile raggiungere le persone e farle reagire positivamente, ma io penso che l’argomento sia molto serio. L’ex ministra Katia Belillo in queste stesse ore in cui si celebra la festa della Repubblica ha sentito da parte sua di sottolineare questa incongruenza. Ci sarà un motivo?”.
Ci sarà?
“La Costituzione della Repubblica Italiana, in particolare l’articolo 121, stabilisce che: sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo Presidente. Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica.
In nessun testo legislativo, regolamentare o di qualsiasi altra natura viene mai menzionato il “Governatore”: si tratta di una invenzione mediatica assecondata dalla politica, che nasconde una precisa visione”.
Quale?
“Naturalmente quella di centrare sul Presidente o la Presidente, eletti direttamente, tutta l’attenzione politica e mediatica, appunto. Ma questa personalizzazione ha come conseguenza lo svuotamento effettivo – al di là del dato formale – dei poteri e delle funzioni proprie delle assemblee legislative, in cui sono rappresentate le diverse tendenze dell’elettorato.
Basti guardare a che cosa è successo in questi mesi di emergenza pandemica per capire di che cosa stiamo parlando: molte tendenze sono state più esasperate, questa tra le altre. Vincenzo De Luca ne è stato l’emblema, credo”.
Ma al di là dell’approccio ironico, la vostra critica intende raggiungere uno scopo effettivo?
“Certo, intendiamo conseguire un unico scopo: contrastare in ogni sede (istituzionale, politica, accademica, informativa, formativa, disinformativa o qualsivoglia altra immaginabile) l’uso del termine “governatore” per designare qualsiasi donna o uomo rivesta la carica istituzionale di presidente di regione nella Repubblica Italiana. Pertanto ci proponiamo di alimentare una “resistenza linguistica” in tutte le forme possibili”.
Il Movimento riconosce una leadership, ha degli organismi, un bilancio, una durata?
“Ovviamente no, ciascuno è libero di fare quanto sia rispettoso delle leggi e del buon senso per sostenere il conseguimento dello scopo comune.
Il movimento durerà fin tanto che nel linguaggio istituzionale, politico, giornalistico, nei talkshow, al bar, in metropolitana, per strada, a casa, nel foro interiore i presidenti di regione non vengano nominati unicamente presidenti di regione. Quando tale scopo sia raggiunto il movimento più che automaticamente sciolto è da intendersi evaporato”.
Ma insomma, si tratta di un gioco da social o ci crede seriamente?
“Giudichi lei. Il dato è che tutti coloro i quali aderiscono a questa iniziativa sui social, la accolgono però con un interesse di merito. Il fatto è che non se ne può più di sentire nominare “governatore” ad ogni pie’ sospinto un presidente di regione e “governatrice” una presidente. Allora, mi chiedo, perché non chiamiamo “podestà” i sindaci? Che cosa hanno di meno?
Anzi, l’elezione diretta dei sindaci è venuta storicamente prima di quella dei presidenti di regione. Diciamo che ci ispiriamo a Nanni Moretti: “chi parla male pensa male”. Parlare bene non costa niente e aiuta a rendere più consapevoli le persone. Non è che si arrivi a pretendere di distinguere la malattia Covid-19 dal virus Sars-CoV-2, ma il presidente del Molise dal governatore del Wyoming almeno sì”.
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