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Il giornale di mezzanotte - L'opinione del sociologo - Ancora sulle mascherine...

Lo stato non deve ‘esortare’ ma deve ‘regolare’ la convivenza

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’altruismo à una caratteristica delle forme associative degli esseri viventi; si riscontra ad esempio nelle regole che governano il branco.

Nell’Essere Umano è stato fin dall’inizio una regola fondamentale, anche se  non scritta, per la sopravvivenza della specie, agendo da collante nella famiglia-clan, nella tribù, nella comunità.  Ben evidenziato dal messaggio cristiano – si pensi alla parabola del Buon Samaritano – l’altruismo si ritrova anche in antecedenti testi veterotestamentari e nelle più antiche filosofie orientali sotto forma di compassione.

Nel periodo illuminista viene considerato in modo più strumentale come valore necessario ad assicurare il contratto sociale, ma August Comte lo considera il fondamento della socialità e la base di tutti i valori positivi della società. Oggi si sposa con il solidarismo, che ne è per certi versi il braccio operativo.

All’opposto sta l’egoismo. Guidato dall’istinto di sopravvivenza e alimentato dalla lotta talvolta senza esclusione di colpi per difendere sé stessi e per prevalere in un  mondo di lupi, anch’esso fa parte integrante del vissuto umano.  “Mors tua vita mea” dicevano i romani, che erano saggi, oltre che pragmatici fino al cinismo.  L’egoismo si confonde e si sublima talvolta con la necessità di proteggere la propria identità, la propria personalità, con il diritto alla autoaffermazione e alla resilienza, e soprattutto con un erroneo concetto di privacy.

La democrazia ha nell’egoismo individualista un grande nemico, perché se è vero che la democrazia deve proteggere l’individuo, la sua dignità e i suoi diritti, quando si dà la stura ad un individualismo competitivo e aggressivo si rischia di creare solo una giungla di lupi incapaci di solidarietà, di responsabilità, di rispetto reciproco, preoccupati solo di difendere le proprie prerogative anche a colpi di zanne.

C’è poi l’egotismo. Che è un eccesso dell’egoismo in senso narcisistico. L’egotista non è tanto aggressivo verso l’esterno come l’egoista, piuttosto si compiace di sé stesso, è autoreferenziale, si disinteressa degli altri. Anche l’egotismo appare particolarmente diffuso oggi, poiché viviamo in una società in cui l’esteriorità, l’immagine di sé  hanno un loro particolare valore comunicativo:  l’individuo infatti tende ad esibire e a  “consumare”, sé stesso, come avviene ad esempio nei social.  L’egotista tuttavia, nella sua superficialità, rischia di essere pericoloso per sé e per gli altri.

Infine c’è l’ego-altruismo. Ne ha parlato Madre Teresa di Calcutta quando sosteneva che la felicità consiste nel piacere di dare aiuto agli altri, un piacere intenso che soddisfa il proprio sé; non quindi un semplice dovere morale, ma quasi un  godimento interiore dell’ego nel dare sostegno al prossimo, che conduce ad uno stato di serenità e di sicurezza personale.

Strano a dirsi, delle semplicissime mascherine sono in grado di esprimere a pieno questi atteggiamenti sociali degli individui.

La mascherina chirurgica, che non protegge tanto  te stesso quanto garantisce che l’altro non sia contagiato da te, è stata definita mascherina altruistica. La indossa il chirurgo mentre opera il paziente, per impedire di infettarlo.  Se nel corso di una pandemia tutti portano correttamente la mascherina chirurgica, le persone non si infettano tra loro.

La mascherina ffp2 con valvola, che ti difende dal contagio, ma tramite la valvola lascia uscire il tuo fiato – e quindi anche eventuali droplets infetti – è detta mascherina egoistica.  Ti protegge, è conveniente perché dura nel tempo, dato che è sufficiente cambiarne il filtro,  ma può danneggiare gli altri.

La mascherina ffp2 senza valvola, quindi di durata limitata, è  egoaltruista. Ti difende e allo stesso tempo difende gli altri dal contagio. Questo vale ancor più per le mascherine ffp3, con potere filtrante più efficiente, che sono adottate in sede ospedaliera.

Chi  porta una mascherina di stoffa confezionata in stile eccentrico, spiritoso o modaiolo, magari fai da te, indossa una mascherina egotistica. Il portatore resta soddisfatto di esibire una mascherina personalizzata, ma, vista la scarsa protezione, oltre a risultare pericoloso per sé (come tutti i narcisisti), danneggia anche gli altri (come tutti gli egoisti).

Questo, se tutto comunque funzionasse nei limiti previsti d’uso della mascherina. Le mascherine altruistiche  si trasformano facilmente in mascherine egoiste ed egotiste se si continuano ad usare per più tempo del dovuto, fino a renderle inefficienti, o se si portano (come molti fanno) solo sulla bocca, con la scusa che danno fastidio alla respirazione o appannano gli occhiali.

In tali casi l’ignoranza o la superficialità rovesciano l’altruismo in un atto pericoloso per sé e soprattutto per gli altri.  Tutto ciò, ovviamente,  a prescindere dagli altri comportamenti per difendersi in caso di pandemia, come il distanziamento sociale (anch’esso modulato a seconda delle circostanze) e l’igiene che prevede passaggi diversi.

Quel che mi preme sottolineare è la capacità delle mascherine di rappresentare il comportamento umano. Non  solo sull’asse altruismo/egoismo; ma anche sui danni che la superficialità e l’ignoranza possono arrecare alla convivenza umana in tanti casi di pericolo, anche diversi da una pandemia.

Candida Morvillo, su Il Corriere della Sera, ha suggerito i modi “gentili” per invitare le persone a rispettare le regole, facendo notare che su questo scoppiano continuamente conflitti interpersonali. Incredibile… occorre persino trattare gentilmente certi irresponsabili! 

D’altronde chi contravviene alle regole, invece di vergognarsi di un comportamento pericoloso per sé e per gli altri, trova autorevoli sponde intellettuali, filosofiche e politiche. Infatti i libertari in servizio permanente e certi maitres à penser del liberalismo ad ogni costo non fanno che celebrare una idea astratta di libertà, continuando a pronunciarsi contro le regole cogenti della precauzione.

Musica per le orecchie degli egoisti,  degli egotisti e degli irresponsabili,  usi a trasformare a proprio vantaggio la libertà, che è fatta di diritti e di doveri,  in licenza di fare ciò che vogliono.. 

E allora, è sufficiente avvalersi del senso di responsabilità della gente?  E’ stato asserito che se tutti portassero le mascherine chirurgiche in modo corretto, assieme al distanziamento, una epidemia non si potrebbe diffondere e finirebbe per esaurirsi in un mese, forse meno.

Ma occorrerebbe essere tutti responsabili e consapevoli.  Oppure occorrerebbe “costringere” i cittadini ad essere responsabili e consapevoli?   Qualcuno dice: facile imporre certe condotte nei regimi assolutistici, come in Cina, ma la democrazia ha dei costi.  In realtà potrebbe trattarsi di un equivoco:  una corretta ”gestione pragmatica dell’emergenza” deve stabilire dei criteri obbligati di salute pubblica.

 Lo Stato non deve “esortare” – per quello ci sono i padri spirituali – ma deve “regolare” la convivenza tutelando “tutti” i diritti, compresi quelli alla salute e alla sopravvivenza.

La Costituzione non  cita solo diritti, ma anche doveri: dunque lo Stato deve richiamare anche ai doveri,  ad esempio  indicando con rigore il limite tra la mia libertà e quella dell’altro, e facendo rispettare tale limite senza alcuna riserva ideologica. E questo vale proprio in un sistema democratico, che senza essere paternalista o invadente, ma autorevole, mette l’individuo vero, quello immerso quotidianamente in una società complessa e  rischiosa, al centro, o in cima, alle sue cure.

Francesco Mattioli


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13 giugno, 2020

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