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Politica - Interviene Antonio Capaldi (Sel)

Elezioni regionali, regna solo la confusione

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Antonio Capaldi

Riceviamo e pubblichiamo – La Babele delle elezioni regionali del Lazio continua a tenere banco nella massima confusione.

La necessità di procedere al voto nel più breve tempo possibile oltre che politica è economica e sociale… ma la confusione istituzionale sembra lavorare per altri scenari (lo stesso appello del Governo evidenzia tale situazione).

Veniamo al punto: la presidente della regione si dimette, il consiglio regionale è sciolto, rimane in carica, come la giunta, per l’ordinaria amministrazione.

Subito dopo le dimissioni della Polverini, la ministra degli interni dichiara che si andrà al voto entro novanta giorni; non conosce la normativa né il precedente, dovrà rettificare in parlamento che la indizione delle elezioni è prerogativa della presidente dimissionaria che dovrà indirle entro novanta giorni, non farle necessariamente svolgere.

La stessa ministra, mentre afferma ciò, è consapevole che il suo ministero sta predisponendo un decreto, poi approvato ed oggi all’esame delle camere, che riduce i consiglieri regionali del Lazio da settanta, come previsto dallo statuto regionale, a cinquanta (tale riduzione era già prevista in un precedente provvedimento targato Tremonti). Come si dovrà adeguare lo statuto, che per garanzia costituzionale può essere modificato soltanto dallo stesso consiglio, in carica oggi però per la sola ordinarietà, non è dato sapere.

Ho sentito parlare di decreto della presidente dimissionaria, di decreto del governo. E’ vero che la democrazia in questo Paese funziona a singhiozzo, però c’è un limite a tutto. Anche il governo dei tecnici, di cui i nostri anziani direbbero: ““che Dio ce ne scampi e liberi””, quello per intenderci nello stesso giorno presenta due richieste di fiducia, una alla Camera e una al Senato, ovviamente su due decreti di conversione su argomenti diversi (pensate se una cosa del genere l’avesse fatta Berlusconi o Prodi, cosa avrebbero detto i Presidenti delle due camere e il presidente della Repubblica), dovrebbe rendersi conto del “casino” istituzionale che va realizzando.

La maggior parte dei cittadini ignora poi che anche alla luce del decreto del Governo che riduce i consiglieri, fissando i parametri di riferimento numerico con la consistenza della popolazione, la aumentata presenza demografica nel Lazio, lo porterebbe ad avere settanta consiglieri, ma il censimento Istat, terminato da oltre un anno, è ufficioso e non ufficiale, per cui non si può utilizzare (siamo un paese normale?).

C’è poi la spada di Damocle del provvedimento sulla riduzione delle province, che molti presumono verrà emanato entro questo mese, sopprimendo, per il Lazio, le province di Rieti e Latina; se così fosse bisognerebbe modificare la legge elettorale regionale che fa riferimento per i collegi alle vecchie province. Si capisce che il rischio impugnativa per delle elezioni regionali così messe sia ai massimi livelli.

Fin qui i problemi di ordine istituzionale generati dalla degenerazione di una classe politica in cui emergono cialtroni ed incompetenti ma anche da un pressapochismo sugli interventi sull’architettura istituzionale che lascia stupefatti.

Dopo aver inventato la” regione ciambella”, o col buco che dir si voglia (con l’area metropolitana che avrà una sua specificità istituzionale), si andrà ad eleggere il nuovo consiglio regionale che, nella prospettiva, dovrà occuparsi dei territori a nord e a sud della provincia di Roma (area metropolitana), composto però, nella stragrande maggioranza da consiglieri eletti a Roma e nella sua attuale provincia (pure il sindaco di Roma che svolgerà le funzioni di traghettatore verso l’area metropolitana verrà eletto dai soli romani).

È del tutto evidente l’approssimazione con cui si sta lavorando su temi delicatissimi, quali quelli della organizzazione dello Stato. Quando si parla di provincie, non ci si rende conto che il problema non è solo quello di ridurre le spese, riducendo l’apparato politico, (se mai questo fosse vero), ma riguarda le prefetture, le questure, la sicurezza e la protezione civile, l’istruzione e la formazione.

Possibile che dei “tecnici”, voluti soltanto da una politica miope ed incapace di assumersi le sue responsabilità, non si rendano conto della confusione che vanno generando e che senza una profonda revisione del sistema e delle competenze delle autonomie, in cui i comuni, le province e spesso le stesse regioni, svolgono in sovrapposizione le medesime attività amministrative (è emblematica la vicenda della partecipazione al Vinitaly) e non si comprenda che la strada intrapresa, oltre alla confusione, produce allarmismo e tensioni ma soprattutto sfiducia, allontanando dalla partecipazione democratica organizzata e contribuendo ad un complessivo giudizio negativo sulla politica, per cui si butta via l’acqua sporca ma pure il bambino. Chiunque si interessi di temi istituzionali sa che occorre agire con la microchirurgia della conoscenza, non con la scure dell’incompetenza, della fretta e dell’approssimazione.

Antonio Capaldi
Coordinatore provinciale Sel Tuscia


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30 ottobre, 2012

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