Viterbo – Il sogno, utopico, è non tornare più indietro. L’obiettivo, molto più realistico, è rimanere al di sotto dello standard degli anni passati.
Tra i pochissimi dati positivi del lockdown c’è sicuramente quello relativo all’ambiente. Il Covid-19, suo malgrado, ha insegnato agli italiani quanto si potrebbe fare, con la giusta dose d’impegno, per ripulire l’aria delle città.
Decine di studi nazionali e internazionali hanno portato alla luce lo stesso concetto: le misure di restrizione hanno ridotto al minimo gli spostamenti e condotto le soglie dell’inquinamento a livelli bassissimi.
La riduzione di biossido d’azoto nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto alle medie degli anni 2016-2019
Una delle analisi che riguardano da vicino la Tuscia è quella sulla qualità dell’aria effettuata dall’Arpa Lazio e che vede tra i principali indicatori la misurazione del biossido d’azoto emesso dai mezzi di trasporto (in particolare dalle automobili diesel).
Il primo rilevamento dell’agenzia regionale di protezione ambientale ha mostrato segnali ampiamente positivi per la Tuscia già nei primi mesi di lockdown.
A marzo, infatti, il calo di No2 nella provincia di Viterbo è stato il più alto di tutta la regione: il 73% rispetto alla media dei quattro anni precedenti. Ad aprile la percentuale viterbese è rimasta sostanzialmente invariata mentre nel mese di maggio è diminuita, ma rimane comunque più che positiva: rispetto alle medie degli anni 2016-2019 la riduzione è del 48%.
Riduzione del monossido d’azoto nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto alle medie degli anni 2016-2019
Il mese di maggio conferma la riduzione minore, ma comunque positiva, anche del monossido d’azoto, un inquinante emesso direttamente a seguito del fenomeno di combustione, e del benzene. Il calo di quest’ultimo, nella Tuscia, è quasi sul livello di aprile e di molto superiore a quello di marzo.
Tornano a salire leggermente, invece, le polveri il cui meccanismo di formazione è molto complesso.
“La loro concentrazione in aria è fortemente influenzata dalla variabile meteorologica – spiegano dall’Arpa Lazio –. Il particolato atmosferico può sia essere emesso direttamente in atmosfera (primario), ad esempio dalle auto, dalle caldaie o dalle fabbriche, sia formarsi mediante la reazione tra altri inquinanti presenti in atmosfera (secondario) e dovuti anche questi a sorgenti di varia natura”.
Riduzione delle polveri nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto alle medie degli anni 2016-2019
“Gli effetti dei provvedimenti del lockdown e i profondi cambiamenti dello stile di vita delle persone – conclude l’Arpa Lazio – hanno certamente influito sulla qualità dell’aria della regione Lazio. Sicuramente la limitazione degli spostamenti ha causato un forte calo delle emissioni legate al settore dei trasporti, che risulta chiaramente dalla diminuzione delle concentrazioni degli inquinanti legati direttamente al traffico (monossido di azoto, benzene, biossido di azoto e in parte particolato).
La particolare situazione generata dall’emergenza Covid-19 rappresenta un evento mai verificato in precedenza che permetterà, al termine di questo periodo, di approfondire lo studio della qualità dell’aria e potrà fornire utili elementi per la valutazione dei provvedimenti a breve e medio termine che vengono adottati dalle diverse autorità per la riduzione dell’inquinamento”.
Samuele Sansonetti
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