-Provincia Vterbo-Rieti. Heri dicebamus… tutto previsto e detto anche di recente. Ma lasciamo perdere.
Tusciaweb ha riportato nei giorni scorsi le opinioni dei conterranei Fioroni e Sposetti, interessanti per le argomentazioni e importanti perché di primari esponenti nazionali di un partito che si candida, con buone probabilità, a guidare il paese.
Ambedue sono condivisibili.
Fioroni vede il bicchiere mezzo pieno dei benefici che dall’avvio del riordino delle province deriveranno alla migliore organizzazione amministrativa territoriale, alla spinta verso la complessiva riforma dello stato e pure alla qualità degli operatori politici.
Sposetti imputa il vuoto dell’altra metà alla esasperazione di una costruzione regionale superata e ingestibile che riguarda specificamente il Lazio, con tanti romani e un po’ di burini (ma anche la il mantenimento di regioni costituite da piccole espressioni geografiche quali, ad esempio il Molise e l’Umbria) e si inserisce nel discorso delle riforme zoomando sui comuni.
Il professor Mattioli, un habitué di prestigio del tema, è poi intervenuto per dire che “il taglio delle province non è avvenuto con il supporto della ragione” e suggerire il rimedio di “creare congiunzioni e annessioni territoriali più razionali”, da attuare, nel lungo periodo, con lo strumento dei referendum comunali e del dibattito generale che essi presuppongono e che peraltro, ma invano, in passato era stato da molti sollecitato.
Chi doveva, infatti, ha taciuto e, comunque, non ha agito con capacità propositiva e nel segno del coinvolgimento di tutti alla riflessione sul tema.
Verrebbe da pensare che, con sorniona pigrizia e consueta furbizia, quanti potevano abbiano preferito giocare a vincere solo la gara elettoral-campestre per il capoluogo di provincia. Insomma, l’uovo oggi. Come sempre.
Renzo Trappolini
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