Viterbo – “Che succede?”. “Ma tutta ‘sta gente ‘ndo va?”. “Ma chi so’ questi?”. Accolta con un po’ di stupore la fiumana di cittadini che venerdì sera ha invaso pacificamente e diligentemente la città per ricordare l’affetto e l’amore che ha legato il maestro del cinema mondiale Federico Fellini alla città di Viterbo. A cento anni dalla nascita.
È stata una grande emozione vedere tanti, tantissimi cittadini colti, attenti, rigorosi muoversi per le vie e le piazze di Viterbo per ricordare la fantasia, la creatività, l’ironia, la immensa umanità, la poetica di un gigante delle cultura mondiale come Fellini.
Esiste una Viterbo civile maggioritaria e l’altra sera una sua vasta rappresentanza era – in un orario assurdo, con un tempo inclemente, con una città invasa dalle auto – per le vie e le piazze di Viterbo. Ed ha abbracciato con affetto il nostro Fellini. Quello dei Vitelloni, di 8½, di Amarcord.
Un grazie va in primo luogo a questi cittadini viterbesi. Per la loro compostezza, per la loro intelligenza, per la loro sensibilità.
Nonostante tutto, quasi eroicamente, hanno tenuto le distanze e soprattutto hanno viaggiato per le vie della città con le mascherine. Fino alla fine della manifestazione.
Un grazie va soprattutto ad Antonello Ricci che ha imbastito una serata gradevole, misurata, piena di piccole meraviglie. E voglio dirlo: Antonello in questi anni è cresciuto drammaturgicamente e per la padronanza con cui tiene la scena. È maturato. Ha raggiunto un equilibrio gradevole. Apprezzabile. D’altra parte ogni mestiere necessità di esperienza. E ora Antonello sa dare il meglio di se stesso. E l’altra sera ha dato il meglio di se stesso.
Un grazie anche a Mauro Morucci che continua a tenere alta l’attenzione sulla Viterbo del cinema, alla preside del Paolo Savi Paola Bugiotti, inaspettatamente giovane, che i presidi uno se li immagina sempre vecchioni e un po’ rincoglioniti. Non è il caso della Bugiotti che l’altra sera ha permesso di entrare nell’area esterna dell’istituto, dove Fellini girò.
Una serata da ricordare che ha visto la presenza tra gli altri del sindaco Giovanni Arena, del cantante lirico Alfonso Antoniozzi, del critico letterario Massimo Onofri, di Vincenzo Ceniti… Per dire di quelli che abbiamo riconosciuto, perché con le mascherine la cosa diventa difficile.
Ovviamente non c’era l’assessore alla Cultura (si fa per dire) della città. Che tante volte capitasse di imparar qualcosa potrebbe esser pericoloso.
Insomma, per un vecchio pessimista, che pensa che questa nazione e questa città sono in piena decadenza, è stata una iniezione di ottimismo.
La Viterbo civile esiste ed è vasta… Un abbraccio vero a tutti.
Carlo Galeotti
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