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Milano - Silvia Romano spiega cosa l'ha spinta alla conversione all'islam

“Il mio velo è un simbolo di libertà, ho sognato di chiamarmi Aisha”

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Roma - Silvia Romano rientra in Italia

Roma – Silvia Romano rientra in Italia

Milano – “Per me il mio velo è un simbolo di libertà, perché sento dentro che Dio mi chiede di indossare il velo per elevare la mia dignità e il mio onore”.

Silvia Romano, la cooperante italiana rapita in Kenya nel 2018 e poi sequestrata da alcuni terroristi somali, a due mesi dal suo rilascio, ha parlato in merito alla sua conversione e ai temi che hanno scosso l’opinione pubblica in questi mesi.

La ragazza ha rilasciato un’intervista a Davide Piccardo, punto di riferimento dell’intera comunità islamica in Lombardia e direttore del giornale “la Luce”.

Tornata in Italia dopo la sua liberazione, molti la riconoscono e molti la osservano anche senza conoscere la sua storia. “Non so se mi riconoscono o se mi guardano semplicemente per il velo; in metro o in autobus credo colpisca il fatto che sono italiana e vestita così. Ma non mi dà particolarmente fastidio. Sento la mia anima libera e protetta da Dio”.

Parlando della sua conversione, Silvia Romano spiega come fino a qualche anno fa fosse “completamente indifferente a Dio, anzi potevo definirmi una persona non credente; spesso, quando leggevo o ascoltavo le notizie sulle innumerevoli tragedie che colpiscono il mondo, dicevo a mia madre: vedi, se Dio esistesse non potrebbe esistere tutto questo male … quindi Dio non esiste, altrimenti eviterebbe tutto questo dolore. Mi ponevo queste domande – prosegue la ragazza – rarissime volte, solo quando, appunto, mi confrontavo con i grandi mali del mondo. Nel resto della mia vita ero indifferente, vivevo inseguendo i miei desideri, i miei sogni e i miei piaceri”.

L’idea di recarsi in Africa l’ha maturata nel suo terzo anno di università, quando stava preparando la sua tesi di laurea, appassionandosi”moltissimo all’argomento che stavo trattando: la tratta di donne ai fini della prostituzione, da lì ho avuto uno scatto nei confronti delle ingiustizie”.

“Ho sentito il bisogno di andare e mettermi in gioco – puntualizza Silvia – aiutando l’altro nel concreto. L’idea di continuare a studiare e rimanere qui non mi andava, volevo fare un’esperienza vera, per crescere e per aiutare gli altri”.

Silvia spiega inoltre il momento del suo primo contatto con Dio e della sua conversione: “A gennaio, ero in Somalia in una stanza di una prigione, da pochi giorni. Era notte e stavo dormendo quando sentii per la prima volta nella mia vita un bombardamento, in seguito al rumore di droni. In una situazione di terrore del genere e vicino alla morte iniziai a pregare Dio chiedendogli di salvarmi perché volevo rivedere la mia famiglia; gli chiedevo un’altra possibilità perché avevo davvero paura di morire. Quella è stata la prima volta in cui mi sono rivolta a Lui”.

Dopo la sua conversione, Silvia ha cambiato il suo nome in Aisha. Riguardo la scelta del suo nuovo nome spiga: “Ho sognato di trovarmi in Italia, passavo ai tornelli della metropolitana e sulla mia tessera dell’Atm c’era scritto Aisha e poi è un nome che significa viva”.

La ragazza illustra infine le ragioni che l’hanno spinta a scegliere di indossare il velo, tipico simbolo della religione islamica: “Per molti la libertà per la donna è sinonimo di mostrare le forme che ha; nemmeno di vestirsi come vuole, ma come qualcuno desidera. Io pensavo di essere libera prima, ma subivo un’imposizione da parte della società e questo si è rivelato nel momento in cui sono apparsa vestita diversamente e sono stata fatta oggetto di attacchi ed offese molto pesanti. C’è qualcosa di molto sbagliato se l’unico ambito di libertà della donna sta nello scoprire il proprio corpo”. 

“Per me il mio velo è un simbolo di libertà, perché sento dentro che Dio mi chiede di indossare il velo per elevare la mia dignità e il mio onore, perché coprendo il mio corpo so che una persona potrà vedere la mia anima. Per me la libertà è non venire mercificata, non venire considerata un oggetto sessuale” conclude Aisha.


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6 luglio, 2020

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