Riceviamo e pubblichiamo – In questi giorni tanto si è detto sull’accorpamento delle Province.
Alcuni del mio partito sembrano dimenticare che la soppressione delle Province era nel programma elettorale del Pdl. Altri hanno detto che la politica non ha fatto abbastanza.
Vorrei precisare, in premessa, che io sarei stata favorevole alla soppressione delle Regioni anziché delle Province, essendo la realtà italiana storicamente legata alla dimensione provinciale.
Le regioni hanno dimostrato, sin dallo loro istituzione, tutta la propria inadeguatezza e ridondanza.
E’ evidente che la soluzione adottata dal Governo (con procedura a dir poco coercitiva nei confronti del Parlamento) ha lo scopo precipuo di evitare ogni discussione: immaginiamo quali reazioni si sarebbero scatenate, a cominciare dalla Conferenza Stato Regioni a finire con tutti i parlamentari, se fosse stato possibile discutere sul perimetro.
Nel caso nostro, come per molte altre province italiane, non si tiene affatto conto, nell’accorpamento, delle affinità storiche, culturali, economiche.
Del resto modificare i confini avrebbe comportato modificare anche i confini delle Regioni: ogni persona di buon senso può capire cosa avrebbe significato.
Si può, quindi, discutere del metodo, ormai costantemente adottato da questo Governo, che pone la fiducia su tutto.
Questo il motivo per cui, la scorsa settimana, mi sono astenuta (che al Senato equivale a voto contrario) sul voto di fiducia al Governo per il Decreto Balduzzi. Al di la del merito è diventato francamente insostenibile votare a scatola chiusa (in questo caso saltato anche il passaggio in commissione) ogni provvedimento: per di più ricorrendo al sistema della conversione della decretazione d’urgenza anche quando l’urgenza non c’è e, quindi, sarebbe costituzionalmente discutibile.
Nel caso dell’accorpamento della provincia di Viterbo a quella di Rieti e, valutato che la scelta poteva essere quella di essere noi accorpati ad un’altra provincia più grande del Lazio, dico che forse non è andata poi così male.
Conserveremo la sede nel capoluogo e apriremo in un prossimo futuro la strada (senz’altro condivisibile anche se in salita quella suggerita dal professor Mattioli) a meditate valutazioni di merito. Molto dipenderà da come sarà gestita la transizione.”
Laura Allegrini
Senatrice del Pdl
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