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Viterbo - Il centro storico abbandonato e dimenticato - Federico Biscetti, barista in via Mazzini: "La musica dal vivo è un modo per attirare le persone e aiutare l'economia cittadina" - FOTO E VIDEO

“Per far ripartire i bar e i ristoranti del centro storico dobbiamo togliere la Siae”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Qui tutto sommato stiamo bene e la concessione gratuita di suolo pubblico da parte del comune è stata decisiva per aiutare la ripresa. Serve una sola cosa. Ricominciare con la musica dal vivo e non pagare la Siae, la tassa sui diritti d’autore”. Federico Biscetti fa il barista a piazza Dante a Viterbo. Ma la zona è quella di via Mazzini. L’Amaris, il bar appunto in piazza Dante, è un punto di riferimento. Qui, la sera, chi abita lungo la via, si incontra, riunisce, chiacchiera. 

“Togliere la Siae – prosegue Biscetti – aiuterebbe molto i bar e i ristoranti. Potrebbero in questo modo fare musica dal vivo. E la musica attirerebbe le persone. Senza ballare. Solo per far rinascere un po’ questa città che durante l’estate sarà quassi completamente priva di eventi. E se un bar deve pagare 300 euro di Siae a sera, di questi tempi certamente non se lo può permettere”.


Viterbo - Federico Biscetti

Viterbo – Federico Biscetti


Via Mazzini a Viterbo è un po’ come via della scala della canzone di Stefano Rosso. Con gente in mezzo alla quale si capisce un po’ di verità. La riva sinistra del centro storico. La punta a monte di quello, che guardarlo bene sembra un vallo che inizia da San Faustino per declinare poi verso via Marconi risalendo infine i quartieri che dal Corso s’inerpicano su verso piazza Dante come tanti rivoli. Un vallo abitato oggi da migranti e caratterizzato da uno straordinario melting pot di culture provenienti da tutto il mondo. Una volta, in mezzo, a via Marconi, ci scorreva pure un fiume. Fino agli anni trenta. L’Urcionio.



“Per il resto – aggiunge Biscetti – la via ha ripreso bene. Molti sono rimasti aperti anche durante la fase del Covid, perché si tratta di servizi di prima necessità. All’inizio è stato devastante, ma piano piano la gente ha ripreso ad uscire e adesso le persone che vengono al bar o vanno negli altri negozi sono tornate di fatto ad essere quelle di prima”.


Viterbo - Via Mazzini

Viterbo – Via Mazzini


Durante i primi mesi dell’emergenza via Mazzini è stata probabilmente la via più viva dell’intera città. Qui non ci sono soltanto bar o negozi di abbigliamento, ma anche macellerie, alimentari, tabaccai, negozi di informatica, librerie, negozi per animali. Le attività, lungo una strada di 500 metri, sono oltre una ventina. Anche attività storiche, come il bar Savi, lo Zoo 2001 e la libreria Fernadez. Tra palazzi medievali, rinascimentali e del primo dopoguerra. A spiccare la chiesa di San Giovanni in Zoccoli, che d’estate chiude, perché mancano i sacerdoti. E anche quest’anno, come dice il cartello affisso alla porta, riaprirà ai fedeli solo dopo Santa Rosa. Una chiesa che tra Covid e mancanza di personale per tenerla aperta, quest’anno ha visto ben poca luce e altrettanti turisti.


Viterbo - Piazza Dante all'inizio del '900

Viterbo – Piazza Dante all’inizio del ‘900


Lungo la via inoltre, due splendide fontane medievali. Quelle di piazza Dante e la fontana della Crocetta. Investite, purtroppo, dalle macchine, come del resto quasi tutta la via. In cima alla strada, all’imbocco con via della Verità, c’è anche un negozio di abiti americani. Fuori, sventola la bandiera a stelle e strisce con il volto di John Weine a incorniciare lo sfondo. 


Viterbo - Via Mazzini, il bar Savi

Viterbo – Via Mazzini, il bar Savi


“Fondamentale invece – conclude infine Biscetti – la concessione gratuita di suolo pubblico da parte del comune di Viterbo. Aiuta molto a far ripartire l’attività permettendo di avere un numero di clienti che con le norme anti Covid non avremmo mai avuto. Non solo, ma il risparmio è notevole. Almeno 9 mila euro per la sola stagione estiva”.

Daniele Camilli


 Multimedia: Fotogallery: Via Mazzini – Video: “Togliamo la Siae”


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13 luglio, 2020

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