– No alla Tuscia Sabina.
Marcello Meroi è andato fino a Rieti e con il suo collega presidente di provincia Melilli ha espresso un concetto già noto: no all’accorpamento, linea su cui ha trovato totale appoggio da parte di Melilli. I colleghi si sono trovati subito in sintonia.
Durante la conferenza stampa reatina i due presidenti hanno ribadito come l’unione non avrebbe senso e anziché i risparmi sperati dal governo, arriveranno solo disagi per i cittadini.
Tra Rieti e Viterbo non ci sono mai stati troppi punti di contatto e nulla in comune. Quindi nascerebbe una provincia la cui gestione sarebbe fortemente difficile da gestire.
Il vertice a Rieti tra Meroi e Melilli è servito per discutere del personale impiegato all’interno dei due enti, per fare in modo, se si dovesse arrivare all’accorpamento, non vada a finire tutto in un’unica sede. Nessun grosso spostamento, poi si è parlato dell’organizzazione dei settori. Mentre la situazione andrà valutata a parte.
“Il decreto che taglia il numero di province – osserva Meroi – non tiene conto delle esigenze dei cittadini. Sono norme allo stato puro e nulla di più. Populismo”.
Senza risparmi reali. “Solo i trasferimenti delle competenze a regione e comuni costeranno tre volte tanto”. Rivedere gli enti locali va bene, ma non fatto così.
Prossimo appuntamento il 15 ottobre, stavolta a Viterbo, insieme a tecnici di vari settori, mentre domani a Roma incontro Upi per scongiurare la fiducia al decreto e poter invece consentire al parlamento alcune modifiche, a cominciare dall’azzeramento della giunta dal primo gennaio 2013.
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