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Il giornale di mezzanotte - Lettere - Viterbo - Una lettrice sulla povertà e sulla situazione economica post Covid

“Non andrà tutto bene, questa è una guerra fra poveri”

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Viterbo

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Provate a contare le ore quando non avete tempo, provate ad immaginare di respirare senza avere ossigeno, o di avere fame senza avere cibo. Provate a pensare cosa significa dover chiedere aiuto e a passare totalmente inosservati.

La nostra generazione non ha fallito è stata costretta a fallire. Chi aveva più bisogno d’aiuto è stato lasciato a sé stesso, con le promesse di incentivi e contributi che non sono mai arrivati. L’indipendenza è diventata un lusso, l’autonomia un sogno per pochi.

Nella completa indifferenza delle istituzioni, migliaia di italiani sono caduti in rovina dopo la quarantena, toccando più volte il fondo della propria vita e autostima. Se prima sopravvivevamo ora siamo in una povertà sistematica, dalla quale non si esce con le sole promesse, senza un impegno concreto delle istituzioni sarà la fame e la disperazione a fare da timone alle nostre vite.

La mia storia è quella di una giovane qualunque, forse anche meno in difficoltà di chi ha sulle sue spalle più vite umane. Eppure so cosa significa disperazione e so cosa significa non avere prospettive.

Ci siamo sentiti abbandonati da tutto e da tutti, i giovani non sono più un prerogativa del governo, o forse è più giusto dire che non lo sono mai stati. Migliaia di fondi levati alla ricerca e all’istruzione, l’inasprimento delle misure pensionistiche e contributive, il degrado delle condizioni, retribuzioni ed assunzioni lavorative, la totale assenza di controllo e di equa distribuzione delle risorse, sono stati i preludi di un decadimento profondo, morale ed etico del nostro amato paese. La situazione in cui versano migliaia di lavoratori e disoccupati sono solo un numero, una statistica, niente di più.

La cosa più incredibile è l’assoluto e freddo silenzio delle istituzioni, l’indifferenza delle persone e la qualità scadente ed avvilente dei contenuti delle nostre istituzioni.

Inviterei le più altre cariche dello stato a provare la vera povertà per un solo giorno della loro vita, per provare ad avvicinarsi anche solo minimamente al vero disagio del popolo, ma sarebbe solo una altro modo per regalargli propaganda politica.

Spero allora con queste parole, di arrivare a chi ha ancora a cuore l’Italia e la popolazione che la abita, per diffondere un messaggio disperato di invocazione, non dimenticate le fasce più deboli della società, la credibilità di uno stato democratico, si misura proprio nella sua capacità di prevenire la povertà, non di alimentarla.

Non possiamo mettere in pausa le nostre vite, le nostre spese e le nostre esigenze vitali, non funziona in questo modo, la vita scorre e nessuno fa lo sconto, anche in piena pandemia, dunque diteci… che prezzo ha la vita di un uomo? Che valore ha la sua disperazione? Che futuro hanno i nostri giovani? Dove andremo a finire in questo modo?

Questa è una guerra fra poveri, non mi sento di dire che “andrà tutto bene” perché dobbiamo avere la responsabilità, la consapevolezza, nonché l’umiltà di ammettere che è andato tutto male, e dobbiamo ripartire da zero per crescere insieme, dal basso, modificando radicalmente i nostri stili di vita e i nostri valori primari.

Non lasciamoci togliere la dignità di essere umani prima che cittadini, restiamo uniti.

Ps: Ringrazio di vero cuore la croce rossa, l’unica ad essere stata veramente solidale con la nostra categoria, portando viveri di prima necessità alle nostre porte, nonché quella parte della popolazione comune, sempre solidale con chi è in difficoltà.

C. E.
Una cittadina qualunque


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18 luglio, 2020

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