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Polizia - Arrestato 61enne per il furto del Cristo Risorto e denunciati altri due uomini

Tradito dalle tracce di sangue lasciate sulla teca infranta

di Francesca Buzzi
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Il 61enne arrestato

Il 61enne arrestato

La teca sfondata

La teca sfondata

Fabio Zampaglione e Gina Cordella

Fabio Zampaglione e Gina Cordella

Gina Cordella

Gina Cordella

La teca sfondata

Lo zaino e i guanti sporchi di sangue che hanno incastrato il 61enne

Lo zaino e i guanti sporchi di sangue che hanno incastrato il 61enne

– Tradito dalle tracce di sangue lasciate sulla teca infranta, arrestato 61enne e denunciati altri due uomini (gallery).

Sono entrati in chiesa di soppiatto, hanno aspettato di rimanere chiusi dentro da soli e poi con una mazzetta e una fiamma ossidrica hanno sfondato la teca del Cristo Risorto per ripulirla di tutti preziosi che conteneva.

Così avrebbero agito, secondo le ricostruzioni del commissariato di polizia di Tarquinia coordinato da Gina Cordella e della squadra mobile di Fabio Zampaglione, i tre uomini accusati del furto messo a segno nella chiesa di San Giuseppe nella cittadina tirrenica nel maggio scorso.

“Le indagini sono iniziate immediatamente – spiega Gina Cordella – anche perché la chiesa in questione si trova a 300 metri dal commissariato. Poi, per sei mesi, i nostri uomini hanno pedinato e tenuto sotto controllo i presunti autori del fatto, fino all’arresto di questa mattina di un 61enne, residente a Ostia e la denuncia a piede libero di altre due uomini, uno di Ostia e l’altro di un paese a confine tra la provincia di Roma e quella di Viterbo”.

Al primo dei sospettati, che è poi appunto il 61enne arrestato stamattina, la polizia è riuscita a risalire grazie a delle tracce di sangue lasciate sui vetri rotti della teca rimasti in chiesa.

“I tre – continua la Cordella -, e in particolare quello che presumibilmente dovrebbe essere l’autore principale del furto, si sono dovuti dar da fare non poco per riuscire nel loro intento. Il vetro spesso della teca sarebbe infatti stato spaccato grazie a una fiamma ossidrica e a una pesante mazzetta. Gli arnesi da lavoro e i frammenti del vetro rotto hanno ferito l’uomo e ci hanno permesso, con le analisi degli esperti della scientifica, di risalire al suo dna”.

Individuato il sospettato, nonostante in quei giorni Tarquinia fosse invasa dai turisti per la fiera dei mezzi agricoli, le forze dell’ordine hanno iniziato a pedinarlo e a tenerlo sotto stretto controllo anche con le intercettazioni ambientali.

“Preziosissima – aggiunge il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione – è stata la collaborazione tra gli uomini della polizia di Tarquinia, quelli della polizia locale, della squadra mobile di Viterbo e, infine, con gli agenti di Ostia, cittadina nella quale risiede il 61enne arrestato e uno dei suoi due complici”.

L’uomo finito stamattina in manette su richiesta del pm Del Giudice e concessa dal gip di Civitavecchia pare fosse un esperto in furti sacrileghi e con il colpo a Tarquinia era riuscito a mettere le mani su un bottino notevole. “Si tratta in tutto di cinque chili d’oro – continua la Cordella – che hanno sul mercato un valore totale di circa 100mila euro. Senza contare, poi, il danno alla comunità civile e religiosa poiché si trattava di ex voto e di oggetti cari ai fedeli”.

Durante la perquisizione in casa del 61enne gli inquirenti hanno trovato in suo possesso uno zaino che conteneva dei guanti, entrambi oggetti fondamentali per chiudere il cerchio su di lui. “Nella sacca – conclude la Cordella – c’erano due guanti sporchi di sangue e dei pezzetti di vetro appartenenti alla teca del Cristo Risorto. Confrontando il dna delle tracce ematiche già acquisito nella chiesa di San Giuseppe abbiamo avuto la conferma che si trattasse proprio della stessa persona”.

Inutile la momentanea fuga dell’uomo all’estero che, poco dopo il furto, aveva tentato di far perdere le proprie tracce per qualche giorno andando in Spagna.

Francesca Buzzi


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8 novembre, 2012

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