– Riordino delle province, la Corte Costituzionale rinvia la decisione sul ricorso presentato da diverse regioni, mentre oggi a Roma all’incontro dell’Upi (Unione province italiane) sono emersi i primi problemi sul decreto di riordino.
A partire dal fatto che le province non possono più indebitarsi e vantando crediti dal governo, se questi non dovessero arrivare, l’unica soluzione sarebbe il taglio ai servizi.
Iniziando dal riscaldamento nelle scuole o in alternativa, allungando di dieci giorni la chiusura degli istituti a dicembre, recuperandoli a giugno.
Non si tratta di semplici provocazioni, ma di necessità dovute ai risparmi imposti. Se entro il 30 aprile 2013, infatti, non saranno rispettati tutti i passaggi imposti dalla norma, le prefetture potranno nominare un commissario, sostituendo i presidenti che ne faranno funzione. All’assemblea Upi c’era anche Marcello Meroi.
“Il Governo Monti col decreto di riordino delle province – spiega Meroi – c’impone di rispettare delle scadenze e il patto di stabilità, pena il commissariamento, e noi presidenti ci adegueremo a queste prescrizioni normative.
Ma i cittadini devono sapere di chi è la colpa se vedranno ridotti i servizi sul territorio”.
“Il Governo ha previsto tagli alle province per cinquecento milioni di euro nel 2012 e per un miliardo e mezzo nel 2013 – continua Meroi -. Entro aprile 2013, poi, le province accorpate come quelle di Viterbo e Rieti dovranno presentare bilanci in attivo o comunque in pareggio, ma senza i fondi corrisposti dallo Stato centrale sarà impossibile mantenere inalterati i servizi.
Questa mattina in sede Upi, su proposta del presidente Saitta e dei colleghi di altre regioni, abbiamo preso atto della necessità di rivedere l’organizzazione dell’orario scolastico negli istituti superiori di competenza delle province: probabile che arriveremo ad una più lunga chiusura invernale e ad un prolungamento delle lezioni nei mesi estivi.
Ciò per risparmiare sul riscaldamento, perché i soldi per pagarlo non ci sono più. Se poi sarà necessario effettuare interventi strutturali su alcuni dei ventisette immobili scolastici della Tuscia, allora saremo costretti a chiudere gli istituti perché non avremo soldi per pagare la manutenzione straordinaria dei plessi”.
“Ci si chiede di stare nel patto di stabilità – spiega ancora il presidente – ma allo stesso tempo la tecnocrazia che sta al Governo ci taglia le risorse. Perciò noi presidenti, specie adesso che per volontà del ministro Patroni Griffi probabilmente resteremo a governare i territori senza la collaborazione delle giunte, concordiamo tutti sul fatto di non poterci più assumere responsabilità che sono esclusivamente del Governo Monti e che possono comportare come conseguenza l’interessamento della Corte dei Conti ai bilanci degli Enti per spese non coperte da finanziamenti statali.
Oggi si parla di scuole, ma domani il discorso si allargherà alle strade, ai trasporti, alla formazione professionale e ai centri per l’impiego”.
“Ora che anche lo stesso ministro Patroni Griffi ha dichiarato che dall’abolizione delle Province, mascherata da riordino, non verrà alcun risparmio – conclude –, è giunto il momento di separare le nostre responsabilità dalle decisioni, non condivise e non condivisibili, prese da Monti e da un Governo interessato solo a diffondere slogan populistici e vuoti e a procedere alla demolizione sistematica dell’autonomia di Enti locali previsti dalla Costituzione”.
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