Frosinone – Diciannove lunghi anni fatti di menzogne e depistaggi. Diciannove come gli anni di Serena Mollicone quando è stata uccisa ad Arce nel lontano 2001 senza che si sia mai scoperto il perché. Ora, però, potrebbe essere arrivato il momento della verità.
Il gup del tribunale di Cassino, Domenico Di Croce, ha deciso di mandare a processo per l’omicidio di Serena Mollicone tre carabinieri, oltre alla moglie e al figlio di uno dei militari. Alla luce delle nuove scoperte e degli accertamenti svolti dai carabinieri di Frosinone, il pm Maria Beatrice Siravo si è infatti convinta che il giorno della sua scomparsa, il primo giugno, Serena Mollicone si fosse recata nella caserma dei carabinieri del paese. E che da lì non sarebbe più uscita.
Ad andare alla sbarra sono il maresciallo Franco Mottola, la moglie Anna Maria e il figlio di lui Marco, il maresciallo Vincenzo Quatrale e l’appuntato Francesco Suprano. Le accuse sono pesantissime. I Mottola e Quatrale sono accusati di concorso in omicidio, Suprano di favoreggiamento. Vincenzo Quatrale è inoltre accusato di avere istigato al suicidio il brigadiere Santino Tuzi, che si è tolto la vita nel 2008 poco prima di essere nuovamente ascolto dai magistrati.
È proprio dal suicidio di Tuzi che il cold case è stato riaperto. Secondo gli inquirenti, il brigadiere si sarebbe tolto la vita per la paura di dover confermare la sua versione dei fatti, ovvero di aver visto Serena Mollicone entrare nella caserma di Arce quel fatico primo giugno 2001. Due giorni dopo, il cadavere della ragazza è stato trovato in un bosco con mani e piedi legati e un sacchetti di plastica sulla testa.
La tesi del pm è che quel giorno Serena fosse andata alla caserma dei carabinieri e che lì avesse litigato con Marco, figlio del maresciallo Franco Mottola che all’epoca dei fatti comandante della stazione. In quella circostanza la ragazza sarebbe stata aggredita e avrebbe sbattuto violentemente la testa contro una porta, perdendo i sensi. Credendola morta sul colpo, i Mottola l’avrebbero portata in un bosco per sbarazzarsi del corpo ma si sarebbero accorti che la ragazza era ancora viva. L’avrebbero quindi strangolata, per poi dedicarsi alle operazioni di depistaggio. Nel 2002 un carrozziere di Rocca d’Arce è stato accusato per l’omicidio. Dopo un anno e mezzo di carcere è stato riconosciuto innocente.
Ora il processo potrebbe aiutare a capire cosa è realmente accaduto quel giorno di inizio estate del 2001. Il rinvio a giudizio per i cinque indagati era stato chiesto il 30 luglio 2019 dalla procura di Cassino. La prima udienza del processo è fissata per l’11 gennaio prossimo.
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