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Cultura - Questo fine settimana e il prossimo saranno all'insegna dei prodotti locali

A Vignanello rivive la tradizione

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Riceviamo e pubblichiamo – Da quinta potenza del mondo, oggi l’Italia si trova ad essere scavalcata da Paesi emergenti quali Russia, Cina, India, Brasile a causa della crisi in cui versano vari settori industriali.

Essendo, pertanto, inutile ogni competizione, per uscire dalla crisi è necessario il rilancio di quelle attività che sopravviveranno e che il mondo ci invidia: alimentazione, abbigliamento,turismo e cultura.

Il paese di Vignanello, in provincia di Viterbo, sembra averlo capito, intraprendendo questo cammino con la sua ormai tradizionale festa del vino, nel mese di agosto, e la festa del vino novello. Quest’ultima si svolgerà nelle giornate del 9, 10, 11, 16, 17, 18 di questo mese di  novembre.

In questa occasione sarà possibile degustare i prodotti tipici locali, ammirare le bellezze paesaggistiche e storiche (castello Ruspoli, le meravigliose chiese, l’arco del Vignola, la fontana barocca, i Connutti); si potrà calpestare il selciato degli antichi, angusti vicoli con i loro improvvisi giochi di luce-ombra e che custodiscono gelosamente i ricordi e segreti di un tempo passato, oggi patrimonio dei più anziani del paese.

Si potrà inoltre, scoprire la magia di una vera cantina, una delle più vecchie se non antiche del paese , la “Classe 1973”, in via della Stazione, al centro del paese, dove, nelle suddette giornate di festa sarà possibile consumare i pasti a base di piatti tipici della tradizione vignanellese, avvicinandosi, così, agli antichi sapori, sconosciuti a chi è nato nell’epoca della globalizzazione.

In quella cantina i visitatori potranno respirare l’atmosfera di un tempo passato, ripensare alle varie fasi della lavorazione del prodotto ad opera degli operai guidati da coloro, pochi, che producevano il vino per le proprie famiglie e per essere venduto. Gli stessi, poi, portavano  a casa il “primo fiasco” di vino novello per essere consumato dai loro cari, quasi sacralmente, proprio perché frutto della loro fatica, capacità e competenza nella produzione.

Ne era fiero il capofamiglia che, dall’uscio della cantina, invitava i passanti, amici e non, a berne un bicchiere. In quella cantina, oggi, si potranno rivivere questi ricordi, ricordi di un tempo che molti di noi hanno vissuto, ma che, putroppo, è sconosciuto ai più.

Danila Annesi
Responsabile nazionale cultura e istruzione di Lega Italia


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10 novembre, 2012

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