Viterbo – 22 luglio 1988. Danzica in Polonia. Claudio Tomarelli, attuale segretario regionale della Fai Cisl, il sindacato dei lavoratori agricoli, Sandro Mancinelli, Arduino Troili, Raffaele D’Orazi e Paolo Cuccello, persone che poi rivestiranno un ruolo nella gestione delle organizzazioni politiche e sindacali viterbesi, stanno tutti partecipando a un’assemblea clandestina di Solidarnosc. Il sindacato che sta dando l’ultimo degli scossoni al regime comunista. Nel 1990 lo farà anche cadere, salendo al potere nella prima Polonia post comunista.
Il primo tassello di un mondo, quello sovietico nato dalla rivoluzione d’ottobre del 1917, che si stava velocemente sgretolando. Anzi, scegliendo come neve al sole. Sembrava impossibile. L’armata rossa aveva perso. Nei paesi dell’Europa dell’Est, alla fine degli anni ’80 prese piede un movimento internazionale fatto di operai, studenti e gente comune che, con la complicità di una classe dirigente socialista che non ne poteva più e cercava in tutti i modi di cambiare pelo, portò alla fine del comunismo sovietico. E quei paesi su tutt’altre rive rispetto a quelle sognate da Marx ed Engels alla fine del secolo precedente.
Viterbo – Il documento Cisl-Solidarnosc
“Eltsin sei un eroe”, sta ancora scritto sul muto all’ingresso del palazzo comunale a Viterbo in via Ascenzi, lui è il presidente che ha messo fine all’Urss.
Quella polacca fu una rivoluzione, con gli operai dei cantieri di Danzica in testa. E 5 giovani dirigenti Cisl di allora ne fecero parte. Con tutte le scarpe, perché si presero anche il rischio di andare in Polonia con Solodarnosc in clandestinità a firmare un accordo di cosiddetto “gemellaggio” che altro non era che un pieno e fattivo sostegno alla clandestinità e alla lotta clandestina del sindacato cattolico polacco di Lech Wałęsa.
Viterbo – Il documento Cisl-Solidarnosc
Insomma, la Cisl di Viterbo è stata parte integrante di un processo rivoluzionario che, volenti o nolenti, è stato determinante nella storia d’Europa. E ad attestarlo c’è pure un documento, appeso alle spalle della scrivania di Tomarelli, figlio di contadini di Tobia, campagna viterbese che ne ha viste e sofferte tante. Stava lì da quasi trent’anni. E’ stato infatti firmato dai cinque di Viterbo il 22 luglio 1988. Durante una riunione clandestina di Solodarnosc a Danzica. Si fanno però beccare.
Viterbo – Claudio Tomarelli della Fai Cisl Lazio
“A un certo punto, durante la riunione – racconta Tomarelli – è entrata la polizia e ci sono stati minuti di vera e propria tensione. Alla fine ci hanno solo identificato”. Probabilmente la polizia del dittatore polacco Wojciech Jaruzelski pensò bene di evitare un incidente diplomatico che sarebbe stato senza precedenti. E già, un papa di suo bastava. Erano infatti i tempi del papa polacco Giovanni Paolo II, tutt’altro che indulgente nei confronti dei compatrioti comunisti. Solidarnosc invece era cattolico e andava bene. E poi lottava per la caduta del regime di Jaruzelski, dittatore anomalo. Impose la legge marziale nel 1981, durò quasi 10 anni. Per contrastare il sindacato di Wałęsa e soprattutto per evitare l’invasione da parte dell’Unione sovietica. Come accadde qualche anno prima alla Cecoslovacchia di Dubcek e prima ancora all’Ungheria di Nagy. Lech Wałęsa diventerà poi il primo presidente della Repubblica polacca ex comunista. Senza che Jaruzelski, che aveva tutt’altro che contrastato il processo di smantellamento del vecchio sistema, battesse ciglio.
Mancinelli, Tomarelli, Troili, D’Orazi e Cuccello oltrepassarono il confine per consegnare a Solidarnosc l’equivalente di un migliaio di euro di oggi e firmare un protocollo che Tomarelli ha conservato per anni. Un relitto dal passato che però racconta la vita politica di una Viterbo diversa e solidale, anche con lavoratori che stavano a migliaia di chilometri di distanza. Una Viterbo e una Tuscia che erano pienamente e consapevolmente parte attiva dei processi storici del secolo scorso. E lottavano per una direzione piuttosto che un’altra. Il sindacato del segretario Pierre Carniti con la Cisl forte anche nelle fabbriche e tra gli operai. La Polonia era poi il campo di battaglia ideale per rifarsi dell’occasione persa in Nicaragua 10 anni prima.
Viterbo – Il documento Cisl-Solidarnosc
“Le segreterie regionali Cisl Viterbo – sta scritto sul protocollo firmato in Polonia dai cinque sindacalisti viterbesi della Cisl – e la commissione regionale esecutiva delle regioni Rzeszow, Stalova Wola, Przesyslnszz Solidarnosc, considerando la fraternità e solidarietà di tutti i lavoratori nella loro lotta per la pace, giustizia e diritti dell’uomo e volendo ciò esprimere in modo concreto, decidono di concludere un accordo di gemellaggio”.
Prima però il riconoscimento politico. Per non lasciare adito a dubbi. “Le segreterie regionali Cisl – prosegue infatti nel protocollo – confermano che Nszz Solidarnosc è rappresentante autentico e fondamentale dei lavoratori polacchi, soggetto indispensabile del pluralismo sindacale e politico in Polonia sulla base degli accordi di Danzica. Pur nelle difficili condizioni di clandestinità cui è costretto Nszz Solidarnosc dirige la lotta dei lavoratori nella difesa dei loro diritti sociali e dei diritti politici e umani. Questa lotta deve trovare l’appoggio di quanti in Europa sono interessati alla costruzione di nuovi rapporti basati sulla cooperazione e la distensione internazionale superando la logica dei blocchi”.
Viterbo – Il documento Cisl-Solidarnosc
Infine gli accordi. Concreti. E nient’affatto dichiarazioni d’intenti. Di fatto la Cisl Viterbo entrava a far parte a pieno titolo della rete clandestina nazionale e interazione di Solidarnosc”. Il sindacato che ha fatto cadere il comunismo sovietico e c’ha messo sopra una croce.
“In conformità con ciò – sta scritto nel protocollo Cisl-Solidarnosc – le segreterie regionali Cisl Lazio Viterbo si impegnano: 1) a dare sostegno a Solidarnosc sull’arena internazionale e nelle organizzazioni sindacali internazionali; 2) ad informare l’opinione pubblica e i lavoratori della regione sulla situazione in Polonia e sugli obiettivi e le azioni del sindacato Solidarnosc; 3) a sostenere la causa dei diritti umani in Polonia e a dare appoggio morale e materiale ai sindacalisti e membri di Solidarnosc perseguitati e alle loro famiglie anche attraverso “adozioni” e altre forme di aiuto; 4) a dare un aiuto materiale indispensabile per Solidarnosc nella sua attività clandestina/editoria, propaganda, corsi di addestramento; 5) a dare un aiuto competente nella preparazione dei quadri sindacali”.
Lech Wałęsa in un’assemblea sindacale nel 1980
Questo appena descritto era l’impegno della Cisl Viterbo. Da parte sua, “Nszz Solidarnosc di Rzeszow, Stalova Wola, Przesyslnszz, con profonda gratitudine accetta l’aiuto e sostegno dei sindacalisti italiani ed afferma che questo aiuto sarà usato per continuare ulteriormente la lotta per realizzare gli obiettivi dei lavoratori polacchi”.
Solidarnosc infine avrebbe parlato ai lavoratori polacchi delle condizioni dei lavoratori italiani, stabilendo contatti diretti con tutto il movimento sindacale in Italia, realizzando inoltre, si chiude così il documento firmato dalla Cisl – anche forme di gemellaggio aziendali e locali in aziende e realtà locali analoghe delle due regioni”.
Daniele Camilli
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