Viterbo – Coronavirus, il governo impone lo stop alle danze in tutte le sale da ballo, discoteche e “locali assimilati” d’Italia. Sia al chiuso che all’aperto. L’ordinanza, che porta la firma del ministro della salute Roberto Speranza, ha effetto da oggi, 17 agosto, fino ad almeno il 7 settembre.
Luca Talucci, presidente del Sindacato dei locali da ballo (Silb) di Viterbo, cosa ne pensa?
“Si tratta di un provvedimento assurdo che colpisce la movida. È stato motivato con il continuo aumento dei contagi, ma noi non ci sentiamo responsabili. Il Silb rappresenta più di 3mila aziende italiane, 14 nella Tuscia tra night club e discoteche. Con grande senso di responsabilità a febbraio abbiamo chiuso i locali prima del primo Dpcm. Con lo stesso senso di responsabilità ora non ci opponiamo alla nuova ordinanza, ma il governo deve aiutarci”.
Quali sono le conseguenze economiche? Passate, presenti e future…
“Agli imprenditori del settore non è arrivato praticamente alcun sostegno: finora il governo ci ha lasciati a secco. Per non parlare del personale, che non percepisce neppure la cassa integrazione. Quanto già perso su Viterbo e provincia è incalcolabile. A occhio e croce direi che il fatturato ha subìto un calo di oltre un milione di euro. Ci sono aziende che tra massimo un mese dovranno consegnare i registri contabili in tribunale. Se fino a ieri non avrebbe più riaperto un locale su quattro, oggi il dato è raddoppiato se non triplicato: tre su quattro falliranno”.
Secondo lei perché si è arrivati a questa ordinanza?
“Per le immagini, finite anche in tv, di quelle discoteche che non hanno lavorato bene e da cui il Silb non può che dissociarsi. È in base a quelle immagini, oltre all’impennata dei casi, che il governo ha emanato il provvedimento. Eppure ci sono stati tanti locali che più volte hanno spento la musica e fatto mettere le mascherine ‘minacciando’ la fine della serata”.
Come è andata nella Tuscia?
“Quanto fatto dalla discoteca Due Cigni, l’unica ad aver riaperto, è stato esemplare. C’erano gli igienizzanti, la sicurezza faceva rispettare il distanziamento sia fuori che in pista e venivano addirittura regalate le mascherine a chi non le aveva”.
Da sindacalista del settore, cosa sta provando?
“Ho il cuore spezzato. Siamo diventati il capro espiatorio di questa situazione, ma ribadisco che non ci sentiamo responsabili. Siamo imprenditori come tutti gli altri. Ok a nuove restrizioni se necessario, ma siano per tutti. Per strada non ci sono più controlli: penso a via San Lorenzo a Viterbo o a Tarquinia dove a Ferragosto ci sono state 12mila persone su due chilometri di lido. Ma anche ai negozi. Perché le discoteche devono chiudere e tutto il resto no? È assurdo”.
L’ordinanza “scade” il 7 settembre. Che succederà dopo?
“Ho il sentore che il divertimento verrà colpito al 100%, anche con dei Dpcm. Non ho la palla di vetro, ma vedo la strada buia. E non solo per l’imprenditore, ma pure per chi lavora con lui: baristi, dj, vocalist… Basta pensare che su una piccola discoteca, ovvero per circa 500 persone, lavorano in venticinque. Per non parlare poi di tutto l’entourage, pr, grafica, le sponsorizzazioni sui social…”.
Il provvedimento parla di sale da ballo, discoteche, ma anche di locali assimilati. Che si intende?
“Probabilmente il ministro Speranza fa riferimento a tutto ciò che è disco. Ma esistono pure bar con karaoke, dj set, piano bar. Perché loro possono continuare a lavorare e noi no? E avendo una moglie che gestisce una sala slot con licenza per fare intrattenimento, lo dico anche contro i miei interessi. Ma non si può fare chi figli e chi figliastri. L’ordinanza è incompleta”.
Raffaele Strocchia
– Da domani in Italia non si balla più
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