Viterbo – “Il 3 settembre sia una pausa di riflessione e di silenzio, in cui ci si ponga tutti in ascolto del messaggio di santa Rosa”. Il vescovo di Viterbo Lino Fumagalli parla del trasporto della macchina di Santa Rosa, che quest’anno, per la prima volta nella storia della città, dal dopoguerra in poi, non ci sarà.
Un messaggio, quello della Santa, che per Fumagalli è di “condivisione e solidarietà”, il cui fondamento è la “dignità della persona”. “Sono convinto – ha detto il vescovo durante l’intervista nella sua casa in piazza San Lorenzo a Viterbo – che il grado di civiltà di una comunità non si misura dalle opere che riesce a costruire, ma dalla capacità di solidarietà e di accoglienza. Di come sa educare le nuove generazioni ad essere accoglienti e solidali. Di come riesce a trasmettere il valore che ciascuno è prezioso. Ciascuno di noi deve impegnarsi fino al dono della vita. Per la dignità di ciascun uomo. Santa Rosa questo lo ricorda sia ai religiosi che ai laici”.
Viterbo – Il vescovo Lino Fumagalli
Vescovo Fumagalli, quest’anno, per la prima volta dal secondo dopoguerra, il trasporto della macchina di santa Rosa non si farà. Come sarà Viterbo quel giorno?
“La festa di santa Rosa si farà lo stesso. Ci saranno celebrazioni per i facchini e per la città. Non ci saranno il trasporto né la processione con il cuore di santa Rosa, né il corteo storico”.
In sintonia con quanto avviene in tutto il paese dopo la fase del lockdown…
“Esatto. In questi mesi di emergenza Covid abbiamo riscoperto la famiglia come piccola chiesa domestica dove si è imparato a pregare insieme, a partecipare insieme alle celebrazioni trasmesse via social e a riflettere sui valori fondamentali della vita”.
L’assenza del trasporto della macchina di santa Rosa come pausa di riflessione, quindi…
“Sì, una pausa di riflessione e di silenzio, in cui ci si ponga tutti in ascolto del messaggio che Santa Rosa ci trasmette in questo contesto sicuramente difficile. Un contesto di emergenza a tutti i livelli che richiede riflessioni e risposte adeguate. Celebreremo la festa di Santa Rosa con solennità all’interno delle nostre famiglie. Con la sofferenza di non partecipare in massa. Era bello per i viterbesi riversarsi nelle piazze e sulle strade. Sia per la processione che per il trasporto. Nello stesso tempo avremo la possibilità di riflettere di più in famiglia”.
Viterbo – Piazza San Lorenzo e palazzo dei papi
Quale è il messaggio di santa Rosa in questa fase di emergenza?
“Santa Rosa ci insegna nel suo piccolo a prenderci cura della nostra città e della nostra Chiesa. Lei, giovane diciottenne, membro di una famiglia molto semplice, laica e fragile di salute. Ma si è data da fare per la città e per la Chiesa, sfidando anche le istituzioni ecclesiastiche e cittadine per venire incontro ai propri concittadini e ai propri fratelli”.
Quanto è importate oggi prendersi cura dell’altro?
“E’ fondamentale. Da un punto di vista religioso, prendersi cura della nostra comunità significa leggere i cambiamenti che l’epidemia ha portato e far scaturire la ricerca di significato, il desiderio di valori forti a cui ancorare la vita, perché i valori precedenti si sono frantumati tutti. L’emergenza ha generato in noi anche il senso che ‘insieme’ risolveremo i problemi. Dividendoci invece li accentueremmo. E questo è un discorso che vale per le nostre comunità ecclesiali, che devono collaborare tra di loro. Penso alla catechesi, alla pastorale giovanile. Ma è un tema che coinvolge tutte le istituzioni. In un periodo di emergenza, se si collabora tutti e si accoglie con benevolenza quanto l’altro gruppo propone, alla fine si individua un percorso condiviso per risolvere i problemi economici e sociali. Per ridare sicurezza a una comunità, disorientata da quanto accaduto, che ha bisogno di essere sostenuta e rassicurata. Il prenderci cura che Santa Rosa ci insegna aiuta anche lungo questo percorso”.
Viterbo – La casa del vescovo Lino Fumagalli
Se santa Rosa tornasse cosa direbbe ai cattolici viterbesi?
“Ci direbbe di avere fiducia nel Signore prima di tutto. Santa Rosa ha trovato nel rapporto con Dio e con la Vergine Maria l’ancoraggio della sua vita che l’ha sorretta in tutte le difficoltà sue e della sua famiglia. Non ha mai smesso di sperare che il Signore l’avrebbe aiutata e sostenuta. Santa Rosa ci trasmetterebbe innanzitutto questo messaggio di fiducia. Poi ci direbbe anche che il Signore interviene tramite il nostro impegno. C’è una bella preghiera medievale. Davanti a un crocifisso, un troncone senza braccia e senza gambe, c’è una scritta che dice: ‘il Signore non ha braccia, noi siamo le braccia e le mani di Dio. Il Signore non ha gambe, noi siamo le gambe di Dio’. Ecco, se santa Rosa tornasse alla nostra gente direbbe di essere testimoni di solidarietà e condivisione. Testimoni della necessità di fare corpo al di là delle divisioni partitiche, sociali e di appartenenza varia. La solidarietà che ha portato il figlio di Dio a dare la vita per noi deve portare ciascuno di noi a impegnarci fino al dono della vita per il bene dei fratelli. Quindi ciascuno di noi è chiamato ad essere portatore della presenza di Dio e della carezza di Dio presso i bisognosi e presso le persone in difficoltà”.
Ai laici viterbesi invece santa Rosa cosa direbbe?
“La stessa cosa. Perché la dignità della persona è il fondamento della solidarietà e della condivisione. Sono convinto che il grado di civiltà di una comunità non si misura dalle opere che riesce a costruire, ma dalla capacità di solidarietà e di accoglienza. Di come sa educare le nuove generazioni ad essere accoglienti e solidali. Di come riesce a trasmettere il valore che ciascuno è prezioso. Ciascuno di noi deve impegnarsi fino al dono della vita. Per la dignità di ciascun uomo. Santa Rosa questo lo ricorda sia ai religiosi che ai laici”.
Viterbo – La casa del vescovo Lino Fumagalli
Un ricordo personale in merito al trasporto della macchina di santa Rosa che non ha mai confidato a nessuno…
“La commozione interiore di fronte ai minifacchini. La devozione a santa Rosa è trasversale nell’arco delle età e questo è importante perché trasmette alle nuove generazioni questa tradizione e i valori che sottende. Vedere questi ragazzi contenti, partecipi, attenti, responsabili, 11-14 anni, con una cosiddetta minimacchina, che tanto mini non è, e vedere questa macchina passare per le vie della parrocchia con gli adolescenti che la portano, orgogliosi di quello che stanno facendo… Ecco, tutto questo per me è testimonianza di bellezza e fiducia nelle nuove generazioni e nella capacità delle stesse, se coinvolte, di essere in grado di portare avanti impegni importanti”.
E in merito al trasporto della sera del 3 settembre?
“La commozione per la partenza della macchina da San Sisto. La prima volta mi ha veramente colpito vedere la macchina alzarsi e oscillare leggermente. L’imponenza e il pericolo che comporta. E sotto centinaia di persone orgogliose e devote di santa Rosa che si sobbarcano questa fatica. Se le persone sono motivate, riescono a dare tutto. Il nostro impegno è quello di motivarle per il resto. Ecco la solidarietà e il sentirsi parte di una comunità religiosa e civile. Se noi stimoliamo tutto questo, le persone sono in grado di farlo. E porteranno sicuramente frutti generosi per il bene di tutti”.
Viterbo – La casa del vescovo Lino Fumagalli
Un’ultima domanda, la diocesi di Viterbo sta vivendo una trasformazione progressiva a livello di organizzazione territoriale. In cosa consiste?
“La Chiesa sta riscoprendo sempre di più che tutti sono soggetto della pastorale. I sacerdoti, i religiosi e i laici. Una pastorale che deve coinvolgere tutti. In questi ultimi anni di servizio il mio impegno è stato sempre quello di provvedere nel migliore dei modi alle nostre comunità. C’è un progetto di accorpamento di alcune parrocchie con il coinvolgimento dei sacerdoti anziani e dei 50 sacerdoti ancora in cura diretta delle anime. Un progetto che è stato visto con il consiglio pastorale, con il consiglio presbiterale e con tutti i sacerdoti delle vicarie. Un progetto che abbiamo già realizzato a Tuscania, Vetralla, Canino e a Montefiascone piano piano lo stiamo realizzando. Un obiettivo che riguarderà anche per altre parrocchie. Un cammino che chiede ai sacerdoti una grande conversione pastorale, al laicato un grande senso di responsabilità e di impegno e in tutti una conversione. Non possiamo più andare avanti dicendo che ‘si è sempre fatto così’. I tempi nuovi esigono una risposta nuova ai problemi. Il messaggio tradizionale della Chiesa e il contenuto non cambiano, ma cambiano i modi di presentarlo e di organizzare le nostre comunità parrocchiali. E’ una sfida che sto vivendo con i nostri sacerdoti e un impegno che dovrò lasciare al mio successore”.
Daniele Camilli
Video: L’intervista al vescovo Lino Fumagalli
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