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Riceviamo e pubblichiamo – Nonostante la quantità di pronunce giudiziarie nazionali e sovranazionali, che hanno dato atto della responsabilità dello Stato italiano per la gravissima situazione in cui versa la maggior parte delle carceri i detenuti italiani si trovano ancora a vivere ammassati in stanze in cui è possibile alzarsi soltanto a turno, con condizioni igienico sanitarie indegne e senza alcuna di quelle possibilità di percorso rieducativo su cui si basa il concetto di rieducazione del carcere.
Lo stesso presidente della Repubblica in diverse occasioni non ha esitato a definire una “vergogna” la situazione delle carceri, invitando il sistema politico a farsi carico del problema.
Ma anche questo invito è caduto nel vuoto rimanendo ogni buono proposito della politica un mero proclama. Infatti i pochi interventi che ci sono stati hanno rappresentato più un restyling di facciata che una presa d’atto ed un impegno concreto a risolvere il problema.
Inoltre la camera penale ritiene necessario considerare il “problema carcerario” come inserito nel più ampio alveo del “problema giustizia”, che deve essere oggetto di una valutazione di politica giudiziaria ampia e non interventistica.
Un diverso modo di concepire la pena e soprattutto la custodia cautelare, svincolato dai concetti autoritativi, porterebbe ad una soluzione alla radice del problema del sovraffollamento.
Bisogna pretendere una legge per garantire una carcerazione conforme a legalità, prevedendo meccanismi che consentano di accogliere un numero di detenuti pari a quelli previsti per ciascun istituto, con liste di attesa disegnate per le varie tipologie di reati; si può fare, si deve costruire finalmente un nuovo sistema sanzionatorio, più efficace e realmente rispondente alle esigenze di rieducazione e prevenzione, realmente riparativo e proporzionato.
Quello delle carceri è un problema che non riguarda soltanto chi vive la detenzione, colpevole o innocente, gli avvocati, i direttori delle carceri, gli agenti della polizia penitenziaria, gli educatori ed il sistema dell’ordinamento penitenziario in genere, è un problema che attiene alla democrazia di uno stato ed alla sua credibilità.
Per questo e anche per promuovere occasione di dibattito e sensibilizzazione, il 22 novembre è stata indetta un’astensione dalle udienze e da ogni attività nel settore penale degli avvocati penalisti alla quale la camera penale di Viterbo aderisce a sostegno di un carcere che sia espressione anche e soprattutto della funzione rieducativa che è propria della pena.
Il 22 novembre inoltre i penalisti italiani, raccogliendo la bella idea avanzata dalla Camera penale di Bari, osserveranno un minuto di silenzio come ulteriore forma di denuncia delle intollerabili condizioni del sistema carcerario italiano. Lo stesso chiederà il Cnf di fare agli avvocati riuniti in congresso a Bari.
Tale iniziativa verrà adottata all’apertura delle udienze, prima delle dichiarazioni di astensione da parte degli avvocati penalisti, ed in ogni altro evento che verrà organizzato dalle Camere Penali sul territorio. Coinvolti nell’iniziativa anche i magistrati, il personale amministrativo degli uffici giudiziari e gli ordini territoriali.
Fabrizio Ballarini
Stefania Sensini
Marco Valerio Mazzatosta
Francesca Laureti
Mirko Bandiera
Direttivo della Camera penale di Viterbo
Fabrizio Ballarini
Presidente della Camera penale
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