Como – Sacerdote ucciso a Como, respinge ogni accusa il 53enne tunisino. Fermato per l’omicidio di don Roberto Malgesini, 51 anni, ha ritrattato la confessione.
Davanti al giudice per le indagini preliminari, in carcere, ha negato di aver assassinato il sacerdote, da sempre in prima linea per aiutare gli ultimi. “Non sono io l’autore del delitto, non c’entro nulla” avrebbe detto durante l’interrogatorio di garanzia.
Martedì l’uomo si era costituito ai carabinieri ammettendo il gesto, fornendo particolari e la motivazione, legata alla paura di essere espulso dall’Italia. A distanza di due giorni però avrebbe cambiato totalmente versione, respingendo ogni accusa.
Il gip di Como ha comunque stabilito che il 53enne è imputabile, cioè capace di intendere e di stare nel processo. Lo ha spiegato convalidando il suo arresto per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.
Secondo quanto ricostruito, l’uomo, senza permesso di soggiorno dal 2014 per via del divorzio dalla moglie italiana e per i vari precedenti penali, era convinto che contro di lui fosse stato ordito un complotto per costringerlo al rimpatrio: un complotto portato avanti da autorità, giudici, avvocati e medici e pure dal quel prete che tante volte lo aveva aiutato negli ultimi anni. Così lo avrebbe aggredito e ucciso. Lasciandolo a terra senza vita.
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