Bassano Romano – Riceviamo e pubblichiamo – Siamo tra quanti hanno molto apprezzato l’impegno del Monastero di San Vincenzo per offrire una soluzione funzionale alle Scuole di Bassano, di fronte alla carenza di aule e di spazi, che deriva dalla emergenza Covid e dai ritardi istituzionali, a tutti i livelli.
È, soprattutto, grazie alla collaborazione tra monastero e dirigenza scolastica, che gli istituti superiori bassanesi sono riusciti ad aprire in sicurezza.
Ancora una volta “San Vincenzo”, recuperando una tradizione ed un dinamismo antichi (quello delle origini, di padre “generale”, per intenderci..) si è disposto a creare le condizioni, affinché tanti ragazzi, anche quest’anno, possano fruire del diritto costituzionale all’istruzione, seriamente minacciato dal Covid e da direttive istituzionali, arrivate in ritardo, confuse e contraddittorie.
Un grande merito, che va ascritto, in primo luogo, a don Alessandro Romano, alla sua capacità “imprenditoriale” e alla sua lungimiranza.
Ed e’ a questa lungimiranza che, umilmente, vorremmo rivolgerci anche pubblicamente.
Siamo tra coloro che hanno guardato, da subito, con preoccupazione al progetto di centro commerciale (e alla annessa realizzazione di 18 appartamenti) a San Vincenzo, su terreni di proprietà del monastero, che legittimamente ha voluto far valere i propri diritti edificatori.
Lo abbiamo fatto, non sulla base di un pregiudizio, ma entrando nel merito del progetto, studiandolo ed approfondendolo (pensiamo che Bassano avrebbe bisogno di revisionare il proprio piano regolatore, di fermare il consumo di suolo, di lavorare ad una rigenerazione urbana che valorizzi l’edificato esistente, di riprogettare il sistema fognario, visto che, ad esempio, quello che dovrebbe raccogliere le acque reflue della doppia operazione urbanistica è già saturo, per stessa ammissione dell’ufficio tecnico comunale), convinti che un anonimo centro commerciale avrebbe la capacità di danneggiare il già fragile tessuto economico locale, senza alcuna capacità attrattiva per il paese e per la qualità del suo sviluppo.
Sappiamo bene che l’ipotesi di centro commerciale si fonda su una previsione urbanistica, contenuta nel prg, approvato definitivamente nel 2011 dalla Regione Lazio.
Ma le previsioni urbanistiche non sono tavole della legge, possono essere cambiate, variate, modificate, se cozzano con l’interesse collettivo.
E questo potrebbe essere uno di quei casi.
Siamo ancora in tempo a ragionare con lei di altri scenari?
È possibile aprire un confronto pubblico sul futuro di Bassano, che tenga conto delle esigenze economiche del monastero (anche attraverso la valorizzazione di quei terreni) e, al tempo stesso, di rappresentare una possibilità di sviluppo per l’intero paese, che ha bisogno di investimenti sull’intero tessuto urbano, a cominciare dal centro storico?
È possibile pensare che i terreni che dovrebbero ospitare un anacronistico (non lo diciamo noi, ma gli studi di tendenza mondiale sul commercio) Centro commerciale, possano essere adibiti, attraverso una apposita variante al prg, alla realizzazione di un polo scolastico, capace di ospitare tutti gli Istituti superiori di Bassano?
Una sorta di cittadella dell’istruzione e della conoscenza, che con le strutture sportive, sociali e laboratoriali, già esistenti nel complesso del Monastero, potrebbe andare a configurare la realizzazione di un autentico Campus studentesco, in grado di attirare un’utenza, proveniente dalla Provincia di Roma, oltre che da quella dì Viterbo.
Se non ora quando, visto che l’emergenza Covid, probabilmente costringerà tutte le Istituzioni preposte a ripensare il dimensionamento dell’offerta formativa e scolastica.
Può sembrare utopistico? Forse. Certamente, più utopistico, ma anche più interessante di un inutile e dannoso centro commerciale.
In fondo, si tratterebbe di recuperare lo spirito visionario di padre generale, che dopo la guerra, ebbe il coraggio e la lungimiranza di trasformare l’insediamento religioso di San Vincenzo, in una straordinaria occasione di crescita per tutta la comunità bassanese.
Oggi, nel pieno di una pandemia che ha stravolto abitudini consolidate, forse è il momento di mettere in campo lo stesso coraggio e la stessa capacità visionaria. Se ne può almeno cominciare a discutere?
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