Napoli – Scurissimi occhi neri, il volto dipinto di bianco, un ghigno che non ha nulla di un sorriso benevolo e un naso a punta. Ricorda il personaggio della Disney, Pippo. Ma quello che si cela dietro questa maschera è un vero e proprio incubo. Un fenomeno nato sul web tra i principali social e che ora si sta trasformando in vero e proprio allarme sociale.
Il nome che compare accanto alla foto del profilo è quello di Jonathan Galindo – in più versioni: può essere staccato o separato da un trattino – e una volta accettata la sua richiesta di amicizia, si entrerebbe a far parte di un pericoloso gioco. Fatto di sfide e di “missioni” da affrontare sempre più pericolose, che possono anche condurre alla morte. Nella sua rete quasi sempre giovanissimi, bambini e adolescenti che hanno accesso a Facebook, Instagram, Tik Tok o Twitter. Come sarebbe accaduto a Napoli, al ragazzino di 11 anni che nella notte tra il 29 e il 30 settembre si è gettato dal decimo piano del suo palazzo “per seguire l’uomo con il cappuccio nero”.
E’ quanto ci sarebbe scritto in un bigliettino lasciato ai suoi genitori prima di compiere il folle gesto: “Mamma, papà vi amo ma devo seguire l’uomo col cappuccio. Ho paura”. Ed è quanto starebbero cercando di scoprire gli inquirenti che indagano sulla vicenda per il reato di istigazione al suicidio.
A Napoli, nel quartiere Chiaia della città, dove la famiglia dell’11enne vive, intanto sono tutti sotto choc. Compresi i compagni di scuola del ragazzino e i loro genitori.
“Mio figlio era un suo compagno di classe – racconta una mamma al Messaggero – sembrerebbe che anche altri bambini e ragazzi più grandi avessero già sentito parlare di quell’uomo nero con la faccia da Pippo, perché almeno altri due adolescenti dello stesso ambiente erano stati contattati”. “Il primo episodio che mi è stato racontato – prosegue – risalirebbe al periodo del lockdown: una ragazzina, 14 anni, è stata contattata su Instagram”. Avrebbe ricevuto un messaggio in cui Galindo le diceva di sapere dove abitava. “Ma lei, sveglia anche perché di tre anni più grande, gli ha chiesto di indicare esattamente dove. Da quel momento – spiega – non è stata più contattata”.
“Ora mio figlio ha paura. sa tutto: ho preferito affrontare io l’argomento. Gli ho mostrato i profili fake e ho detto che, fisicamente, nessuno ha quelle sembianze mostruose” conclude.
Sabato i funerali del piccolo.
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