(g.f.) – Un Natale al gelo per 230 lavoratori. Tanti sono quelli, indotto compreso, che ruotano attorno alla struttura di villa Buon Respiro, nella sanità un punto di riferimento, ma ancora una volta nell’occhio del ciclone.
Da ottobre dipendenti senza stipendio, come ricorda Egidio Gubbiotto (Confael): “In molti non hanno più nemmeno i soldi per mettere la benzina e venire al lavoro. Siamo quasi alla fame”.
La Regione non versa gli arretrati e la proprietà è tornata a minacciare la chiusura. Con un preavviso di quindici giorni. Se qualcosa nel frattempo non dovesse cambiare, ai primi di dicembre tutti a casa. Oggi durante un’affollata assemblea cui hanno partecipato tutti i lavoratori tranne quelli in servizio, è stato deciso di portare fuori dalla struttura sanitaria la protesta.
“Domani mattina – anticipa Egidio Gubbiotto della Confael – diamo inizio a un sit in dalle nove fuori dal cancello di villa Buon Respiro in strada Filante, un presidio aperto 24 ore su 24, mentre venerdì mattina abbiamo in programma una manifestazione.
Dalla Cassia, altezza strada Filante, partirà un corteo che arriverà fino a piazza del Comune, dove chiederemo d’essere ricevuti dalle autorità, prefetto Scolamiero e sindaco Marini. Vista la vicinanza mostrata verso i lavoratori, chiediamo la presenza anche del presidente della provincia Marcello Meroi”.
Quindi un appello alla politica: “Siccome è semplice manifestare solidarietà a mezzo stampa – continua Gubbiotto – o esprimere dissenso per la chiusura, se sono sensibili all’argomento li invitiamo a stare dalla parte dei lavoratori, intervenendo alla manifestazioni”.
Si mettano in marcia. “Mettendoci la faccia, partendo da chi si è già speso dichiarando, da Sposetti a Battistoni, agli esponenti Udc e a quelli della Lega. Manifestino insieme ai lavoratori”.
La vicenda villa Buon Respiro si trascina da tempo. “La Asl in altri incontri – ricorda Gubbiotto – si era impegnata tramite il presidente facente funzioni a sbloccare crediti per 250mila euro. Ne sono arrivati novantamila. Del tutto insufficienti, una promessa non mantenuta.
Poi la regione continua a non sanare i debiti contratti con il gruppo, o almeno una parte. Si tratta di fondi che devono entrare, perché non ci sono più soldi”.
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