Milano – E stata chiusa l’inchiesta per caporalato sulle consegne di cibo a domicilio a Uber Italy. Secondo l’accusa, i riders sarebbero stati sottoposti a condizioni di lavoro e trattamenti degradanti. Sarebbero 10 gli indagati interni all’azienda.
“I riders venivano sottoposti a condizioni di lavoro degradanti – scrive il pm Paolo Storari nell’avviso di conclusione delle indagini -, con un regime di sopraffazione retributivo e trattamentale, come riconosciuto dagli stessi dipendenti Uber”.
“Pagati a cottimo 3 euro a consegna – aggiunge il pm Storari -, indipendentemente dalla distanza da percorrere (ritiro presso il ristoratore e consegna finale al cliente), dal tempo atmosferico, dalla fascia oraria (diurna/notturna e giorni festivi) e pertanto in modo sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato”.
Indagati anche alcuni manager di altre aziende che avrebbero assunto i riders nelle proprie società, per poi destinarli in realtà a Uber Italy, dove lavoravano “in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, migranti richiedenti asilo, dimoranti presso centri di accoglienza straordinaria e provenienti da zone conflittuali e pertanto in condizione di estrema vulnerabilità e isolamento sociale”.
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