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Viterbo - Il lockdown in notturna è iniziato con i controlli delle forze dell'ordine subito dopo la mezzanotte - I baristi del centro storico: "E' una tragedia, speriamo finisca presto" - FOTO E VIDEO
Viterbo – Sette multe e un locale chiuso per i prossimi 5 giorni. Appena dieci minuti dopo la mezzanotte. Infine, un paio di multe qualche ora prima che scattasse il divieto di circolazione anche a Viterbo. Il lockdown del caminetto è iniziato. Si chiama coprifuoco, una parola che molti hanno sentito dire solo dai racconti dei nonni. Quelli, però, che hanno fatto la guerra.
Dalle 24 tutti a casa. Fino alle 5 di mattina. Davanti ai focolari o alle televisioni, oppure ai social, che tanto fa lo stesso.
Viterbo – Prima del coprifuoco in centro storico
“Una tragedia”, così i gestori dei locali definiscono l’ordinanza della Regione Lazio governata da Nicola Zingaretti, che ha previsto inoltre un aumento della didattica a distanza nelle scuole superiori e nelle università. Una decisione, quest’ultima, che tuttavia riguarderà 5 mila studenti su una popolazione scolastica che, tra istituti comprensivi e superiori, ne conta 38.500. A giochi fatti, soltanto il 13% di alunni e studenti della Tuscia.
Tra i gestori dei locali del centro storico, il più lapidario è Ivan Guerrini del Bar Centrale. Un posto storico. Nel cuore della principale piazza cittadina. Mesi fa, per rifare la facciata del palazzo dove ha sede il comune, gli hanno piazzato un’impalcatura proprio all’ingresso del bar. E i Guerrini non hanno battuto ciglio. Si sono adattati. Da gran signori. Perché si tratta di risistemare una facciata storica. E il Bar Centrale, sulla sua pagina Instagram, valorizza e promuove ogni giorno il patrimonio artistico della piazza dove lavorano.
Di solito Ivan è calmo. Quasi serafico. Ma se si incazza diventa come la madre Paola. Chiaro come l’acqua. E ieri sera, poco prima della mezzanotte, quando aveva mandato tutti a casa e stava rimettendo i tavoli, era palesemente incazzato.
“Non so se è questo terrorismo psicologico – ha detto Ivan Guerrini – ma la gente ha fatto quello che volevano. Oggi non è uscito nessuno. Non lo so. Se questa cosa dura un mese sarà un problema reale. E speriamo che duri solo un mese. In corso d’opera cercheremo di prendere le dovute precauzioni. Per evitare troppe spese – ha concluso ironico – quando le entrate non ci saranno”.
Viterbo – Ivan Guerrini del Bar Centrale
Il dispiegamento delle forze dell’ordine è notevole, ma il clima è tranquillo. La gente va a casa. Qualcuno che l’ha tirata troppo per le lunghe s’è rifugiato nei portoni, con la complicità degli inquilini, aspettando che carabinieri e poliziotti passassero per poi sgattaiolare via per le strade ritorte del centro storico. Chi è stato pizzicato fuori orario e multato non avrebbe creato problemi.
Almeno una ventina i poliziotti e i carabinieri schierati sul campo. Tre le volanti della Polizia viste in giro e almeno sei quelle dell’Arma. Tutte disposte nei punti strategici del centro storico. via Cardinal La Fontaine, piazza del plebiscito, viale Marconi, piazza del Teatro. Ciò sono poi diverse pattuglie in borghese. In più, 4 Nas e 2 dei cinofili. Tra i carabinieri anche il comandante provinciale Andrea Antonazzo.
Viterbo – Pattuglie di carabinieri e polizia durante il coprifuoco
Per strada si incontra pure lo psicologo Stefano Scatena. Gentilissimo ed evidentemente provato. Ha appena finito di lavorare e appresso c’ha l’autodichiarazione o come si chiama questa volta.
“Una situazione molto triste vedere la città così – dice subito Scatena -. Abbiamo sentito parlare di coprifuoco solo sui libri di storia. Adesso lo stiamo vivendo. Io sono appena tornato dal lavoro. Ho fatto seduto on line a medici ed infermieri che cominciano ad avere un fortissimo stress psicologico. Arrivano 30 persone al giorno meglio ospedali d’Italia. Ed è per questo che lavoriamo fino a quest’ora”.
Viterbo – Lo psicologo Stefano Scatena
A mezzanotte e mezza la città è deserta. Piombata di nuovo all’indietro. A marzo, quando tutto era chiuso e fermo e la gente cantava l’Inno alla finestra. Adesso è lo stesso. Solo più cupo. Un lockdown notturno, del caminetto, con le persone che si ritirano a casa la sera. Per evitare guai.
Nel frattempo la vita sociale è sostanzialmente annullata. In giro non c’è l’ombra di un evento pubblico. Il tempo è brutto e la gente va in giro con le mascherine dandosi, di tanto in tanto, delle gomitate. Mentre le casse integrazioni continuano ad arrivare con ritardo, i migranti continuano a lavorare 12-13 ore al giorno nelle campagne e i cittadini che si rivolgono ai centri d’ascolto o alla mensa Caritas sono aumentati. In maniera esponenziale.
Viterbo – Alfredo Vitroni e Lucio Pianura del bar di Lucio
In centro storico, lungo via San Pellegrino, ci sono anche Lucio Pianura e Alfredo Vitroni, del bar cosiddetto Lucio. Un’istituzione che sta lì dagli anni ’90. Gli dovrebbero dedicare qualcosa di bello. Assieme al Van Dick e al Mulino, hanno svecchiato Viterbo. E soprattutto, hanno fatto capire a tutti che il posto dove stavano, cioè il quartiere San Pellegrino, era importante. Invece l’hanno viste di tutti i colori. Ma hanno resistito. E sempre con grande dignità, accogliendo chiunque chiedesse asilo. Un esempio. Come del resto lo sono tutti gli altri locali del centro storico che senza di loro avrebbe chiuso. Ma non al traffico.
Viterbo – Una pattuglia della polizia
“E’ una tragedia – dicono Alfredo Vitroni e Lucio Pianura -. Ci sono due emergenze in atto. La prima è l’emergenza sanitaria, la seconda è quella economica. Il problema è che si intrecciano e procedono di pari passo”. Un’analisi perfetta. Non fa una piega. A palla, alle loro spalle, l’heavy metal. Come Cristo comanda. “Le soluzioni siamo noi a proporle – riprendono la parola Lucio e Alfredo -. Speriamo solo che queste due emergenze finiscano il prima possibile”. Come è andata ‘sta sera? La risposta: “C’è stata solo gente che abita vicino ai locali. E la paura ha fatto il resto”… ça va sans dire.