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– In corteo per salvare oltre duecento posti di lavoro e per non mettere in mezzo a una strada più di 230 pazienti (fotocronaca).
Dipendenti e utenti di villa Buon Respiro stamani sono scesi in piazza.
Un corteo da porta Romana fino a piazza del comune, per ricordare a tutti che quella struttura ormai da quarant’anni esiste, lavora, è un’eccellenza che adesso rischia di chiudere.
Armati di fischietti, taniche utilizzate come tamburi, trombe e sirene, il corteo ha sfilato sotto gli occhi attenti dei cittadini. Increduli. Non per la manifestazione, quanto per il fatto che si sia potuto arrivare a un passo dal chiudete tutto.
Il problema, manco a dirlo sono i soldi, che la proprietà non riceve dalla regione e se andrà avanti così, tra poco più di una settimana, tutti fuori.
A marciare e portare la loro solidarietà, diversi politici, a cominciare dalla Lega Federalista al gran completo: Fusco, Pinna, Spadoni e l’assessore Fattorini, ma anche Federici (La Destra) e il consigliere regionale Giuseppe Parroncini (Pd).
“La regione – spiega Parroncini – deve 250mila euro al gruppo che gestisce questa e altre strutture. Non è una cifra enorme raffrontata al bilancio regionale. Anche se a Roma è vero che qualche problema ce l’hanno. Il governo deve ancora versare 850 milioni. Uno stop dovuto anche al fatto che la regione in materia sanitaria non si è adeguata a determinati parametri che hanno bloccato l’erogazione.
Comunque, di quei 250 milioni se ne potrebbero anticipare una parte, studiare una forma di dilazione del debito”.
Sulla stessa linea dell’assessore comunale Fattorini. “Il pregresso va ovviamente elargito – osserva Fattorini – ma intanto si studi il modo di erogare quanto necessario d’ora in avanti per far funzionare Villa Buon Respiro da qui in avanti, ragionando su come far arrivare poi tutto il dovuto”.
Mentre la marcia era in corso, in Prefettura un vertice con sindacati, rappresentanti Asl, il sindaco Giulio Marini, il presidente della provincia Marcello Meroi, il consigliere regionale Battistoni alla ricerca di una non facile soluzione. Anche per i lavoratori, alle prese con i disagi dovuti a stipendi non percepiti dal mese di ottobre.
Giuseppe Ferlicca
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