Soriano nel Cimino – Un santuario e alcuni affreschi. Stanno entrambi a Chia, Soriano nel Cimino. E sono stati tutti scoperti durante i lavori di restauro della chiesa che si trova proprio all’ingresso del borgo medievale amato dallo scrittore Pier Paolo Pasolini che proprio lì vicino acquistò la famosa Torre oggi in vendita per 800 mila euro.
Il santuario era già lì, sotto gli occhi di tutti. Ma nessuno sapeva che fosse tale. Si credeva fosse una chiesa e basta. E anche gli affreschi sono venuti fuori grazie ad Emanuele Ioppolo, restauratore che si è laureato all’Istituto centrale del restauro e direttore dei lavori, di cui fa parte anche Giuseppe Rossi, collaboratore restauratore.
Gli interventi di restauro sono iniziati a maggio 2019, voluti da Fabio Menicacci, sindaco di Soriano nel Cimino, e grazie al contributo economico di ANCoS Confartigianato Roma. Un restauro che si sta svolgendo sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio nella persona di Luisa Caporossi, storica dell’arte. Alla ricerca scientifica hanno partecipato anche Francesca Ceci ed Enrico Anselmi.
Soriano nel Cimino – Il santuario di Chia
“Un santuario dedicato alla Madonna delle grazie – esordisce Ioppolo – fondato nel 1617. La Madonna, con il bambino e San Domenico che riceve il rosario, si trova sull’altare centrale”.
Una scoperta, quella del santuario, che nasce da un’intuizione che porta poi a un’altra scoperta.
“Quando abbiamo iniziato a lavorare – racconta Ioppolo – abbiamo capito che la Madonna poteva essere più antica del santuario, che risale appunto al 1617. Come tante Madonne che sono sul territorio, per esempio Vallerano, si tratta di affreschi distaccati e recuperati da un altro posto. Non appena abbiamo messo il ponteggio e indagato da vicino l’opera, ci siamo resi conto che la Madonna con il Bambino è tagliata nella parte superiore e San Domenico è stato aggiunto dopo. Poi studiando i documenti dell’archivio parrocchiale abbiamo trovato una lettera in cui c’è scritto che la Madonna è stata staccata da un posto ‘aspro e difficile da costruirci’. Posto che si trovava vicino ad un fossato. Quindi la Madonna è stata staccata da un luogo, probabilmente la zona della Madonna del fossato, e portata qui, dove è stato costruito il santuario”.
Soriano nel Cimino – Il restauratore Emanuele Ioppolo
Ioppolo entra in chiesa per lavori di restauro che riguardavano due altari, destro e principale, e il sott’arco completamente scialbato, cioè ricoperto da strati di tinta bianca. Ne sta uscendo con un paio di scoperte molto importanti. La prima è appunto quella del santuario. “Non si conosceva – ha precisato Ioppolo – e la sua memoria era andata completamente perduta”. La seconda riguarda invece un affresco venuto fuori dall’altare di destra. Con San Giacomo, San Carlo Borromeo e Sant’Antonio abate. Risalente al 1629, committente Giovanni Bernabei.
La fondazione del santuario è del 1617 e l’altare di destra del 1629, ma il titolo di Madonna del rosario arriva solo 1634, quando, a sinistra della Madonna e del bambino, viene dipinto anche San Domenico, lavoro affidato a un artista di Soriano di cui non si conosce il nome. “Come attesta – spiega Ioppolo – un libro dei conti ritrovato in archivio”.
Tuttavia, e anche questa è un’altra scoperta, la Madonna che dà il nome al santuario e che si trova appunto sull’altare centrale, è precedente alla fondazione stessa del luogo. Risalirebbe infatti al 1616.
Soriano nel Cimino – Il santuario di Chia
“Analizzando la Madonna col bambino – prosegue Ioppolo – dal degrado dell’opera abbiamo notato che la parte bassa era fortemente abrasa e ridipinta. Dunque con molta probabilità la Madonna, che dovrebbe risalire alla prima metà del ‘500, si trovava in un ambiente semi confinato. Una nicchia esterna con la zona più alta del dipinto protetta dalla pioggia battente e la parte più bassa abrasa. Pertanto, chiedendo anche alle persone del posto, abbiamo scoperto dove si trovava il fosso da cui la Madonna è stata presa. Si tratta del fosso Rio che dalla Torre di Pasolini passa nella valle sottostante. Un fosso dove confluiscono molti ruscelli che lo ingrandiscono, fino al Tevere. E proprio qui sotto abbiamo individuato un fossatello dove c’è una nicchia con una madonnina in ceramica e una targa su cui è scritto: ‘frammenti dell’immagine della Vergine profanata da mano sacrilega nella notte del 19 ottobre 1957’. Questo per noi stava a significare che all’interno della piccola nicchia c’era un’altra Madonna. Probabilmente la Madonna presente adesso nel santuario di Chia. Con gli opportuni permessi, abbiamo poi aperto la nicchia e trovato un’altra Madonna anch’essa del seicento. Una Madonna in ceramica che forse ha sostituito quella che è stata portata al Santuario e che vorremmo restaurare a titolo gratuito. Si tratta di una produzione bagnorese databile alla prima metà del seicento. C’è infine una visita pastorale conservata nell’archivio diocesano a Orte che parla del cambio di nome da Madonna del fossato a Madonna delle grazie. Una Madonna molto venerata e considerata miracolosa”.
Soriano nel Cimino – La Madonna delle grazie
L’altra scoperta riguarda l’altare a destra. “Qui abbiamo ripulito un affresco – commenta Ioppolo – che ha il valore più alto dal punto di vista tecnico ed esecutivo. L’artista potrebbe essere della scuola del Cavalier d’Arpino che lavorò preso la casina Ludovisi di Bagnaia. Nell’affresco vengono rappresentati, da sinistra a destra, San Giacomo, San Carlo Borromeo e Sant’Antonio abate. Attorno, tutta la decorazione a finti marmi era ricoperta da un’altra decorazione. Lavorando sull’affresco, ne abbiamo scoperto la data, 1629. Il santuario è del 1617. Quindi, dopo la fondazione è stato realizzato prima l’altare maggiore, poi il laterale destro. Sul cartiglio dell’altare di destra c’è scritta anche il nome del committente: Giovanni Bernabei”.
“L’importanza della scoperta – sottolinea Ioppolo – è data dalla mano dell’artista che, per essere un piccolo centro come Chia, è una mano importante. Ci troviamo poi in un periodo di Controriforma con San Carlo Borromeo rappresentato come un padre della chiesa”.
Soriano nel Cimino – L’affresco del 1629
Ioppolo evidenza poi un altro aspetto. “Per ogni dipinto murale recuperato abbiamo sempre ritrovato il committente, come se fossero delle donazioni, degli ex voto”. Dentro al santuario, finanziato con la vendita di alcuni terreni, soprattutto castagneti della zona, i restauratori hanno infatti scoperto altri affreschi. “Abbiamo trovato altri affreschi – continua Ioppolo – che prima dell’intervento erano completamente coperti. C’erano solo dei piccoli saggi che evidenziavano qualche cosa. Dai lavori sono venuti fuori gli affreschi di San Lorenzo, San Clemente e San Lanno. Stiamo quindi parlando di santi che, a parte San Clemente, romano, sono locali. Ipotizziamo che tutti questi dipinti siano stati commissionati per lasciti di persone devote, anche di paesi vicino, come per San Lanno a Vasanello. Persone che passando da qui hanno lasciato dei soldi per realizzare i dipinti. Affreschi tutti pensati per il santuario”.
Soriano nel Cimino – La Madonna delle grazie
C’è anche un altro altare, questa volta a sinistra. Dove una volta c’era incastonato il Trittico di Chia. Adesso al muro, quello di destra, c’è una stampa. L’originale sta al museo di Sutri. E ora che i restauri di quella che una volta era la chiesa di Chia stanno per arrivare alla fine, con tanto di scoperte al seguito, “magari il santuario – commenta Ioppolo – potrebbe di nuovo ospitarlo contribuendo a sviluppare anche un percorso, e di conseguenza un vero e proprio indotto turistico, che dalla Torre di Pasolini arriva al borgo, passando per le cascate e il santuario con il Trittico”.
“L’altare di sinistra – prosegue Emanuele Ioppolo – è stato restaurato una prima volta negli anni ’80. La teca conteneva il trittico probabilmente chiuso. Il trittico ha al centro Dio padre benedicente, a sinistra la Madonna e a destra l’angelo annunciante. Chiudendo il trittico, sul lato destro c’è Santa Caterina d’Alessandria e quello sinistro San Giovenale, patrono di Chia. Quindi, quando il trittico era chiuso, ad essere esposti erano i due santi, Caterina e Giovenale. E probabilmente durante la festa del Salvatore veniva aperto e posizionato sull’altare”. Sopra la teca altri affreschi che “raffigurano quasi sicuramente i volti di gente del posto. Un pittore che viene direttamente dal popolo. Un artista che lavora di getto, senza curare troppo i volti. Riesce invece molto bene nella rappresentazione degli animali. Non si conosce il nome. Un specie di Ligabue del tempo”.
“Una memoria – spiega Ioppolo – quella del santuario, che si sarebbe persa con il trasferimento della parrocchia locale dal borgo alla piazza. Trasformando il tutto da luogo di venerazione a chiesa”.
Soriano nel Cimino – Il restauratore Giuseppe Rossi
Infine un’ultima cosa tornata anch’essa alla luce. I misteri del rosario. Sempre l’altare centrale. A scoprirli, Giuseppe Rossi, l’altro restauratore, collaboratore di Ioppolo. “Il dipinto del Dio padre – spiega Rossi – è coevo al dipinto dell’altare di destra. Probabilmente è la stessa mano. Le finte specchiare marmoree sono invece settecentesche. E’ si tratta di una pittura ad olio. In un documento che abbiamo recuperato sta scritto che nell’altare erano rappresentati i miseri del rosario. Facendo dei saggi sotto la finta specchiatura, abbiamo ritrovato i misteri del rosario. Questo potrebbe significare che la parte sopra è stata tutta ripulita prima di essere ridipinta. Oppure che il colore ad olio, che ha un alto potere di penetrazione nella muratura, ha inglobato anche la tempera sottostante”.
Daniele Camilli
Multimedia: Il santuario di Chia – Prima e durante i restauri – Video: Gli affreschi
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