Pechino – “La minaccia per la salute e la sicurezza pubblica nei mercati di animali in Cina continua”.
È la denuncia di Animal equality Italia che torna nuovamente a chiedere la chiusura definitiva dei ‘wet market’, i mercati cinesi di animali a cielo aperto.
“Il materiale che siamo riusciti a riprendere tornando in Cina – si legge in un comunicato di Animal equality Italia – rivela che la minaccia per la salute e la sicurezza pubblica continua. Nonostante i mesi terribili che hanno cambiato le nostre vite, questi mercati, dove si ritiene abbia avuto origine il COVID -19, sono ancora aperti al pubblico, ricevono folle di persone e, peggio ancora, tutti i tipi di animali continuano ad essere brutalmente venduti e uccisi”.
“In questi luoghi vengono venduti e uccisi tartarughe, rane, anatre, oche, piccioni e pesci – prosegue l’associazione -, riunendo specie che nella vita naturale non coesisterebbero mai e aumentando il rischio di trasmissione di malattie tra uomo e animale. Gli animali continuano a essere uccisi pienamente coscienti e il loro sangue bagna i pavimenti delle bancarelle. Le condizioni igienico-sanitarie sono pessime e i controlli di sicurezza sanitaria continuano a essere inesistenti in questi luoghi”.
“Questi wet market – conclude la nota – sono una minaccia alla salute pubblica e causano incredibili sofferenze agli animali selvatici e da allevamento. È per questo che Animal Equality chiede alle Nazioni Unite di vietare tutti i wet market. Questi mercati non solo rappresentano un pericolo reale e concreto per l’uomo, ma sono anche fonte di sofferenze estreme per gli animali”.
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