Viterbo – A place for madness. Un posto per la follia. Quella che Franco Basaglia attribuì però a chi sfrutta. Ed è la maggioranza ad essere deviante. Non il singolo che della maggioranza, invece, è vittima. Capro espiatorio e linciaggio sacrificale, come Girad insegna.
Dietro all’ospedale di Belcolle, in cima alla collina e a due passi da San Martino, anche Viterbo ha avuto un manicomio tutto suo che, a 42 anni da quando questi posti sono stati chiusi, si spera per sempre, potrebbe diventare un luogo della memoria. Lasciandolo così come è, ma proclamandolo tale. Proprietaria, la provincia di Viterbo.
Viterbo – L’ex ospedale psichiatrico di Belcolle
Memoria di ciò che l’universo manicomiale ha rappresentato per secoli. Un luogo di annientamento e tortura. Memoria, in tal caso monito, di come le cose finiscono solo se gli si pone fine. Il manicomio di Viterbo venne pensato, progettato e iniziato a costruire quando i movimenti e il clima politico di quegli anni avrebbero dovuto far supporre il contrario. Tra il 1968 e il 1974. Era infatti sostanzialmente chiaro che le strutture manicomiali sarebbero state cancellate per sempre di lì a poco. Di lì, come avvenne, a 4 anni. Memoria, però e infine, di come la storia “non si ferma davvero davanti a un portone – la canzone è quella di De Gregori -, ma entra dentro le stanze e le brucia”.
Memoria quindi di un grande, straordinario e commuovente percorso di liberazione da una schiavitù antica. Una lotta in favore di chi non contava veramente niente, uomini e donne lasciati marcire e morire dentro strutture pensate per sorvegliare e punire. Per distruggere e annientare. Una strage silenziosa durata secoli. Una battaglia democratica, quella di Franco Basaglia, Franca Ongaro, Giovanni Jervis e tanti altri, di altissimo valore etico e civile, cui ogni cittadino è debitore. Perché combattuta in nome del bisogno più radicale dell’essere umano. La sua libertà. Mai scontata. Sempre riconquistata.
La legge 180 è del 1978, Basaglia morirà nell”80. Un manicomio, quello viterbese, avviato quando il dibattito su normalità e follia era stato avviato già da un pezzo e il filone dell’antipsichiatria aveva preso piede ovunque. Da Franco Basaglia a tutta l’esperienza al manicomio di Gorizia, fino a Cooper, Esterson, Laing e l’Esorcista di William Friedkin, un film, protagonista Regan, il cui retroterra letterario è Regan, la figlia ribelle di re Lear in Shakespeare, che ha portato sul grande schermo le tematiche dell’antipsichiatria che vedeva nei manicomi universi concentrazionari simili ai campi di sterminio nazisti e nella “malattia mentale” una conseguenza dei rapporti sociali di forza e produzione.
Viterbo – Lorenzo Ricci
A place for madness. Il posto della follia a Viterbo, il manicomio mai finito in cima alla collina, adesso è un corto. Lo ha realizzato Lorenzo Ricci, un ragazzo di Viterbo che studia cinema a Berlino. Un esercizio, un documento ancora “grezzo”, in progress, ma che dà di nuovo il là alla riflessione su uno degli edifici più incredibili, passi questo, del territorio della Tuscia e del comune di Viterbo in particolare. Un manicomio progettato e iniziato quando poteva in qualche modo intuirsi che quella roba lì sarebbe finita. Un manicomio che non è mai arrivato alla fine perché la legge Basaglia l’ha giustamente ammazzato sul nascere. Una struttura che adesso sta dove sta senza alcun apparente significato, ma con una storia importante alle spalle, sebbene, ai più, sia semi sconosciuta. Un tempo che invece andrebbe fermato e raccontato. Innanzitutto, consolidato. Dandogli il peso che gli spetta. Collocandolo infine anche in quella stagione edilizia viterbese, iniziata proprio alla fine degli anni ’60, che ha visto la città dei papi, da quel momento in poi, allargarsi a macchia d’olio fuori le mura.
Viterbo – Spazi della follia – Veduta aerea dell’ex manicomio di Belcolle
Il lavoro di Lorenzo Ricci ripercorre la storia mai finita del manicomio. Un lavoro grezzo per una struttura rimasta tale. Fotogrammi che raccontano anche il degrado, l’edificio è invaso dalla vegetazione, e l’abbandono, di un posto e della memoria che conserva. In qualche modo doppia e teatrale, come il sipario calato su quel posto nei decenni a seguire la sua chiusura. A fronte di una mancata apertura. Da un lato la storia di Caino. Dall’altro quella del territorio di Viterbo. Aspetti che Ricci coglie. Entrambi. Col suo non finito. In tre minuti di girato.
Viterbo – L’ex ospedale psichiatrico
Una storia, quella del manicomio, che si può rintracciare anche on line sul sito internet “Spazi della follia“, portale nato da “un accordo – sta scritto on line – tra la direzione generale per gli archivi del Mibac e una rete nazionale di atenei allo scopo di divulgare i risultati del progetto di ricerca dedicato alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico-architettonico degli ex complessi manicomiali”. Con tanto di carte e mappe, disegni e cartografie, fotografie e vedute. Tutti i manicomi di una volta, compreso quello viterbese.
Viterbo – Spazi della follia – Planimetria dell’ex manicomio di Belcolle
“La prima stesura del progetto è del 1968 – racconta il sito Spazi della follia – ma solo nel 1971 l’amministrazione provinciale riceve in dono dall’Ospedale grande degli infermi l’area dove costruirlo, sita a pochi chilometri a sud della città, in località Belcolle”.
Viterbo – L’ex ospedale psichiatrico di Belcolle
“Il progetto originario consta di una planimetria d’insieme e di ventuno tavole allegate al contratto d’appalto relative al primo lotto di lavori. La tavola d’insieme mostra la giacitura dell’impianto, adagiato con sviluppo longitudinale secondo l’andamento del terreno. I corpi di fabbrica si presentano in successione: area verde/parcheggio, centro medico e centrale tecnica (I lotto di lavori da eseguire), centro sociale, chiesa e servizi generali, residenze, impianti sportivi (tra cui un campo di calcio e uno da tennis). Il progetto prevede la possibilità di un ulteriore sviluppo delle residenze, costituite da una serie di moduli a forma di L, accorpati secondo differenti modalità e sempre compenetrati da spazi verdi. La conformazione del complesso, di notevole estensione, è articolata in maniera tale che il grado di libertà del malato sia direttamente proporzionale alla distanza dalla strada di accesso”.
Viterbo – L’ex ospedale psichiatrico di Belcolle
L’incarico della progettazione venne affidato agli architetti Rolando Angeletti e Paolo Verde. Il contratto per la realizzazione del primo lotto dei lavori venne firmato, dopo gara d’appalto, con l’impresa Cesare Veggi. Comprendeva le sedi del centro medico e dalla centrale tecnica.
“Quest’ultima, poi non realizzata – prosegue Spazi della follia – era costituita da un fabbricato a sé stante situato a poca distanza dal centro medico e prevedeva tre ambienti con accessi separati e non comunicanti. I lavori per la realizzazione dell’ospedale psichiatrico sono interrotti nel 1978, lasciando sul sito i resti del primo fabbricato in costruzione (centro medico), mai completato”.
Viterbo – Spazi della follia – Il progetto per la costruzione dell’ex manicomio di Belcolle
L’ospedale psichiatrico di Viterbo avrebbe dovuto ospitare 39 pazienti per volta, di cui 16 paganti. Non fece in tempo. Fortunatamente. E chi avrebbe dovuto finirci, venne liberato prima. E nessuno avrebbe mai più potuto chiamarlo “matto”.
Franco Basaglia (1924-1980)
“Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento – scrisse infine Franco Basaglia nella ‘Distruzione dell’ospedale psichiatrico’ (1964) – il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale; viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell’individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell’internamento. L’assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l’essere costantemente in balia degli altri senza la minima spinta personale, l’aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che – proprio in quanto tali – non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno”. Parole sante.
Daniele Camilli
Multimedia: Fotogallery: L’ospedale psichiatrico di Belcolle – Video: Lorenzo Ricci: A place for madness – L’ex manicomio
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