Roma – Covid, la terza ondata di gennaio potrebbe arrivare in Italia quando ancora la seconda non sarà finita. Ed abbattersi sul paese come un vero e proprio tsunami, partendo da un numero di contagi giornalieri ancora troppo alto.
Perché se è vero che la curva epidemiologica si sta piegando verso il basso, lo sta facendo troppo lentamente. E a gennaio, con la riapertura delle scuole e l’arrivo del picco dell’influenza stagionale, secondo gli esperti, ciò coinciderà con un’impennata di contagi. Si arriverà, cioè, alla terza ondata con ancora troppo virus in circolazione, con molti posti ancora occupati negli ospedali e con le difficoltà del tracciamento.
A condividere queste preoccupazioni, Nino Cartabelotta, il presidente della Fondazione Gimbe, che da diversi mesi si occupa del monitoraggio dell’evoluzione della pandemia nel nostro paese. “Avremo una discesa del numero dei casi attualmente positivi lenta, perché non abbiamo messo in atto misure severe. Diminuiranno i ricoveri, certo, ma con le riaperture ci sarà un innalzamento dei nuovi contagi che vedremo però solo a fine dicembre – ha spiegato, come riferisce il Messaggero -. In altri termini: sta scendendo la curva della seconda ondata, ma a gennaio si innescherà la terza partendo da numeri altissimi. Questo causerà una nuova saturazione degli ospedali. E ci sarà la coincidenza con il picco dell’influenza”.
Numeri alla mano, in Italia ad oggi ci sono 755.306 persone positive, di cui 34mila ricoverate in ospedale. La media giornaliera di contagi nell’ultima settimana è stata di 20.527. Leggermente più bassa rispetto alla precedente, con 25.191. Ma, anche proseguendo a questi ritmi, si arriverà dopo l’Epifania al momento dell’arrivo dell’influenza stagionale e della riapertura delle scuole, con numeri ben più alti rispetto a quando, ad esempio, lo scorso 14 settembre gli studenti tornarono sui banchi. Allora si viaggiava con una media di 1.200 contagi giornalieri e poco meno di 40mila positivi in tutta Italia, eppure la seconda ondata non è tardata ad arrivare.
Per questo, anche l’apertura delle scuole potrebbe essere in bilico. “Dipenderà – ha spiegato Cartabellotta – dal numero di casi attualmente positivi che avremo in quel periodo. Oggi sono 750mila. Se non diminuiscono sensibilmente, fino ad arrivare a 100mila, sarà impossibile anche fare il tracciamento. La parte peggiore del tunnel sarà tra l’inizio di gennaio e la fine di febbraio, perché prima della primavera non sarà materialmente possibile vaccinare un numero consistente di italiani”.
Anche il professor Massimo Andreoni, primario di Malattie infettive al Policlinico Tor Vergata di Roma, ha spiegato: “Abbiamo imparato che per contenere l’epidemia non dobbiamo permettere che i casi diventino troppi. Bisognava decidere le misure di contenimento prima, abbiamo atteso troppo e ora è più complicato scendere. Arriveremo a Natale con 5.000-10.000 casi al giorno. Le feste saranno pericolose in termini epidemiologici”.
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