Viterbo – Non c’erano autorità civili e neanche religiose sotto il diluvio delle sette del mattino, quando, a piazza di Spagna, Francesco ha deposto fiori alla base della colonna dell’Immacolata, in cima alla quale il più vecchio dei pompieri romani aveva poco prima fatto lo stesso. Nessun viva il papa con applauso incorporato, né motociclisti di scorta, incensi e ori, ma silenzio e solitudine.
Plastica immagine della situazione in cui egli sembra spesso respinto da quanti se ne sentono minacciati, dentro e fuori delle cosiddette sacre stanze, dopo che ha squassato i luoghi senza dio nei quali, come scriveva Voltaire “si dà dell’infedele solo a chi fa bancarotta”.
Una rivoluzione la sua, un vietato entrare a chi in Vaticano era abituato a portare, trovando buona accoglienza, anche (e tanti) soldi sporchi, oppure a dirottarne, lungo le vie del profitto, offerte di poveri destinate ai poveri.
Cronache anche di questi giorni con stampa e tv distratte. Come il processo contro i capi di quello che doveva essere un istituto per le Opere di religione, lo Ior, e si trasformò in crocevia di scandalosi intrecci, investimenti, traffici da e verso paradisi (con la p minuscola) fiscali.
A fine degli anni ’80, chiamarono a bonificarlo Angelo Caloia, il banchiere italiano che guidava il gruppo dei maggiori finanzieri cattolici all’insegna di “Cultura etica e finanza”, impegnandolo a ricostruire “un’immagine dello Ior visibile, pulita”. Rivelò allo scrittore Giancarlo Galli che si chiese allora: “Avevo da essere uno strumento della Provvidenza o del diavolo?”.
Ne fu presidente fino al 2009, riverito, apprezzato, temuto.
Poi, però, dalla fine del mondo arrivò l’uomo che si fece chiamare Francesco, il quale, avvertito subito l’odore acre “del fumo di Satana” (parole di Paolo VI) nei sacri palazzi, studiò carte, aggiornò leggi, riaprì tribunali e prigioni. Pressoché da solo, nella stanza d’albergo in cui vive, senza paura alcuna di scandalizzare e fino a strappare le insegne ad importanti cardinali.
Giorni fa, il pubblico ministero vaticano ha chiesto per Caloia otto anni di carcere con le accuse di riciclaggio, autoriciclaggio, peculato e appropriazione durante la sua presidenza. Un buco di sessanta milioni.
Ne ha dato notizia ampia l’Huffingtonpost. Quanti altri giornali e tv se ne sono accorti o ne hanno compreso il significato e la portata?
Sbagliato, allora, pensare tutto questo di fronte al vecchio papa solo, all’alba di un mattino di pioggia sotto la colonna di piazza di Spagna a Roma, senza neanche una tonaca rossa o almeno viola accanto?
Renzo Trappolini
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